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In mancanza di imprevisti miracoli, dal 30 giugno centinaia di migranti regolari e di lavoratori specializzati nell’accoglienza si troveranno i primi in mezzo a una strada e gli altri senza occupazione”. Così Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri regionali di Sì-Toscana a Sinistra, sull’imminente scadenza dei tre nuovi bandi indetti dalla Prefettura di Firenze per la gestione dei Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas), e sulla soluzione da loro proposta e approvata dal Consiglio regionale.

 

Se Salvini cerca di generare il caos per lucrare voti sulle paure che lui stesso alimenta, chi ha davvero a cuore il bene comune deve chiedere la strutturazione di un sistema di accoglienza che funzioni. Intanto il Consiglio regionale ha oggi approvato la mozione da noi proposta che impegna la Regione ad attivarsi nei confronti del Governo nazionale e delle Prefetture toscane per prevedere, per lo meno alla scadenza del prossimo 30 giugno, un rinnovo delle convenzioni per la gestione dei CAS alle attuali condizioni. Questo ci permetterebbe di mantenere sia i servizi che il numero dei posti attualmente offerti dal nostro sistema di accoglienza, oltre ai rapporti di lavoro esistenti, con le medesime qualifiche professionali e gli stessi parametri orari”.

 

D’altra parte il tempo stringe e la ratio dei nuovi bandi è incomprensibile: perchè mai i gestori, che hanno mandato pressoché deserta la precedente gara, adesso dovrebbero candidarsi a risolvere il problema dei 1550 richiedenti asilo rimasti senza copertura? Se hanno già rifiutato nel recente passato di prendere parte ad un meccanismo che li relega ad un ruolo di prima assistenza e sorveglianza, a danno della dignità delle persone ospitate e degli stessi operatori, perchè dovrebbero cambiare idea di qui a pochi giorni?”, si domandano Fattori e Sarti.

 

Non c’è nulla di cui stupirsi, anche in Toscana sta accadendo – proseguono Fattori e Sarti – ciò che si verifica nel resto d’Italia, dove i bandi vanno deserti o dove tutto finisce in mano a megasoggetti del terzo settore che, in quanto proprietari di immobili, possono permettersi di accettare i 19 euro a migrante accolto, pari a poco più della metà dei 35 euro resi ingiustamente famigerati dalla propaganda salviniana. Ci sono invece numerosi soggetti, legati essenzialmente all’accoglienza diffusa come ad esempio la cooperativa Cristoforo e la Diaconia Valdese, che hanno rinunciato e continueranno a rinunciare alla partecipazione ai bandi o comunque ridurranno il numero di persone da ospitare, lasciando centinaia di richiedenti protezione internazionale e rifugiati senza un tetto”.

 

I gestori che resistono lo fanno colpendo inevitabilmente i servizi ai migranti, a cui viene in pratica offerto un posto dove dormire e poco più. E lo fanno anche colpendo i lavoratori del settore, dato che la riduzione da 35 a 19 euro significa un drastico taglio al personale impiegato. Con la riduzione dei finanziamenti e delle ore di prestazione degli operatori il rischio è che si dimezzino i posti di lavoro dell’accoglienza, licenziando all’improvviso  personale specificamente preparato, perlopiù giovane”.

 

L’interesse della collettività è aiutare i richiedenti asilo a raggiungere la loro autonomia personale e professionale, creando nuovi cittadini inseriti armonicamente nel contesto sociale. Invece gli operatori sono ora obbligati a svolgere un servizio degradante, di mera sorveglianza e di prima assistenza. Ma senza una vera inclusione aumenta il rischio di futura marginalità sociale, che avrà costi in questo caso enormi, in termini di negata dignità e di sicurezza sociale”, concludono Fattori e Sarti.

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