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Approvata all’unanimità dal Consiglio regionale la mozione di Sì Toscana a Sinistra che chiede tre impegni fondamentali: dare finalmente applicazione, anche in Toscana, all’articolo 94 del D.lgs 152/2006, individuando in ciascun Comune le aree di ricarica delle falde idriche e sollecitando la definizione dei vari livelli di tutela e protezione di tali aree, al fine di vincolarne gli usi; prevedere la separazione dei circuiti idrogeologici nella realizzazione dei pozzi; predisporre, all’interno del Piano di Tutela delle Acque, la regolamentazione riguardante le zone di protezione, demandando a specifica direttiva la disciplina delle zone di tutela assoluta e delle zone di rispetto.

Resta invece ancora da discutere l’altro atto di Sì Toscana a Sinistra che chiede di rivedere il PUFF – Piano per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti – vietando l’utilizzo dei prodotti fitosanitari all’interno delle aree di salvaguardia, ossia le zone circostanti ai punti di approvvigionamento dell’acqua destinata all’uso potabile.

“I dati Arpat del 2017 sono allarmanti: il 43% dei corsi d’acqua in Toscana è in uno stato chimico ‘non buono’ e il 68% dei corpi idrici sotterranei è classificato come ‘scarso o scarso localmente’. Il che significa che sono necessarie nuove e più incisive azioni per migliorare lo stato qualitativo dei corpi idrici della nostra regione, vista anche la mancata attuazione in Toscana della disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, a partire dalla necessaria tutela delle aree di ricarica delle falde”, così ha esordito Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, nell’illustrare la mozione in aula. Il capogruppo ha anche ricordato che la stessa Arpat, in uno studio del settembre 2017, “invita a dare concreta attuazione ai dispositivi nazionali predisponendo, all’interno del Piano di tutela delle acque della Toscana, la regolamentazione riguardante le zone di protezione, demandando ad una specifica direttiva la disciplina delle zone di tutela assoluta e delle zone di rispetto”.

“Fin dal 1999 -ha continuato Fattori- con un articolo di legge poi ripreso nel testo unico dell’ambiente del 2006, le norme del nostro paese prevedono che le Regioni, per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, debbano individuare le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto. Devono anche individuare le zone di protezione all’interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda. La legge nazionale stabilisce infine che per tutelare le acque sotterranee, anche non destinate all’uso umano, le regioni devono individuare e disciplinare tutte le aree di ricarica della falda. Niente di questo è stato fatto.”

“Possono apparire questioni tecniche ma in realtà sono di vitale importanza: da questa mappatura, e dalla disciplina che ne deriva, dipende il miglioramento della qualità dell’acqua nei nostri territori. La Regione Toscana, fino alla presentazione della nostra mozione 6 mesi fa, era rimasta inadempiente per quasi 20 anni. Probabilmente sono state molte le pressioni e gli interessi che hanno bloccato l’attuazione delle norme nazionali, dal florovivaismo pistoiese, che fa largo uso di pesticidi inquinanti, fino ad Enel, con le vecchie tecnologie degli impianti geotermici amiatini. Il voto unanime del Consiglio regionale -ha concluso Fattori- segna però l’inizio di una nuova fase e questo mi rincuora, dato che alla tutela dell’acqua è legata la vita stessa e la salute di piante, animali ed esseri umani”.

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