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Siamo donne e uomini con radici in esperienze sociali, d’associazionismo e di movimento. Siamo soggetti collettivi, forze politiche della sinistra e liste di cittadinanza, laboratori di nuove politiche locali e nuove pratiche. Dal 2015 lavoriamo insieme per scrivere una nuova storia di libertà, giustizia sociale e ambientale, speranza e solidarietà. Con questo progetto è nata la lista “Sì – Toscana a sinistra”. Con questo il progetto ci ripresentiamo oggi alle elezioni regionali come “Toscana a sinistra”.

Le nostre ragioni del 2015 non sono venute meno: la politica regionale è sempre più remissiva di fronte ai grandi interessi economici e finanziari e il modello sociale è ormai sgretolato: i servizi pubblici vengono tagliati e privatizzati, i diritti conquistati in decenni di battaglie sul lavoro vengono sacrificati ogni giorno di più sull’altare del neoliberismo, il diritto alla casa resta un miraggio, il territorio viene distrutto senza sosta da una cementificazione travestita da sviluppo, le città vengono svendute e ridotte a immagine da cartolina.

L’emergenza epidemiologica, economica e sociale causata dal Coronavirus impone un cambio radicale di paradigma. Ci troviamo davanti ad passaggio storico dopo il quale niente potrà essere come prima. L’emergenza sanitaria ha mostrato che il re è nudo: decenni di tagli a servizi, personale, posti letto e di politiche di aziendalizzazione, di riduzione di presidi sanitari, di privatizzazioni hanno lentamente sgretolato l’universalità del servizio sanitario come era stato pensato e attuato a partire dalla legge 833 del 1978, a favore di un privato dipinto come salvifico. Il privato si dimostra al contrario, alla prova dei fatti, del tutto incapace di garantire la salute e la sicurezza della collettività: di chi lavora nella sanità, di chi svolge attività essenziali e non può restare a casa, di chi è doverosamente costretto a rimanere nelle proprie abitazioni. L’azione del governo su questo non cambia schema: poche risorse, ossequio ai voleri di pochi poteri forti, messa sotto scacco della democrazia e delle comunità locali.

Per questo bisogna tornare a rafforzare la sanità pubblica per guardare al futuro: reinternalizzare i servizi, riaprire i presidi sanitari chiusi, assumere personale sanitario a tempo indeterminato, garantire la sicurezza di tutti i lavoratori e di tutto il personale sanitario. E la Regione Toscana deve promuovere, assieme ad altre Regioni, referendum per cancellare le controriforme sanitarie che, nel corso degli anni, hanno prodotto questo disastro.  Allo stesso tempo occorre un forte ruolo di direzione pubblica, nell’interesse di tutti e non di pochi, così che nessuno resti solo,  per contrastare l’emergenza economica e sociale che sta drammaticamente deflagrando. Servono misure senza precedenti, come ad esempio la creazione di un fondo regionale ad hoc e requisizioni in uso delle attività produttive per produrre beni e servizi essenziali, come occorrerà dotarsi finalmente di politiche industriali degne di questo nome, orientando la ripresa verso l’eguaglianza sociale e la le conversione ecologica delle produzioni.

Il regionalismo differenziato, in questa emergenza, sta crollando come un castello di carte assieme all’incensamento del modello privato per la gestione della sanità e dei servizi essenziali: si è dimostrato che nessuna Regione, da sola, è in grado di garantire i diritti fondamentali e che semmai è bene ripensare, almeno in parte, l’autonomia dei venti sistemi sanitari regionali. Né basta aumentare la quota di spesa corrente per gli enti locali, come scrive il Governo nel suo penultimo decreto, ma va definitivamente bloccato il patto stabilità fino al termine della pandemia.

Il governo regionale PD Italia-Viva, varò una controriforma del sistema sanitario che ci fu impedito dal Pd di cancellare con un referendum popolare, fatta di riduzioni di risorse e personale, di accentramento verticistico, di privatizzazioni. Il presidente Rossi parlò di Toscana come “terra di sperimentazione del jobs act”, mentre sono rimasti lettera morta gli interventi di rilancio delle zone industriali della regione, a partire dalla costa. Nel frattempo, sono state sostenute e finanziate grandi opere inutili e dannose. PD e Italia Viva propongono adesso una sostanziale continuità con questo modello, non comprendendo che sono queste politiche ad aver consegnato alla destra di Salvini   & C ampie parti della Toscana. Allo stesso tempo le regioni governate dalla destra, a partire da Lombardia e Veneto, perseguono privatizzazioni, tagliano diritti fondamentali, promuovono una secessione delle aree ricche mascherata da “autonomia differenziata”, che anche in Toscana trova suoi estimatori istituzionali, alimentando l’odio per i migranti per lucrare voti.

La scelta di Giani come candidato presidente, con lo strenuo sostegno di Renzi, mostra la totale continuità sia di politiche di governo che di personale politico. Giani è il lato peggiore della continuità ed è un candidato talmente gradito a destra che la destra ha tardato a lungo a trovare una figura da contrapporgli. E’ in questa ottica che ha operato da Presidente del Consiglio Regionale in questi cinque anni.

Con la nostra lista portiamo dunque avanti una proposta di governo alternativa alle politiche neoliberiste di chi ha governato e di tutti gli altri poli poliitici e mettiamo al centro il lavoro e la sua dignità, i diritti di tutte e tutti, l’ambiente e il territorio, i servizi pubblici e i beni comuni.

Abbiamo portato in consiglio regionale, in questi cinque anni, un gran numero di proposte: se alcune sono state oggetto di aspra battaglia, altre, approvate persino all’unanimità, sono divenute legge. In questi casi abbiamo sempre fatto germogliare i semi della nostra visione alternativa del mondo, come quando abbiamo ottenuto l’approvazione della legge a favore dell’agricoltura contadina, a filiera corta, rispettosa delle risorse del territorio. Ciò dimostra che il ruolo di una proposta collettiva’ capace, preparata e propositiva non è solo utile, è necessario ed urgente. Infatti, il centrodestra, così come il centrosinistra e il movimento 5 stelle sono ogni giorno più simili nella loro incapacità di pensare ad una prospettiva di società realmente diversa, sempre più uniti nel dire: “non c’è alternativa, questo è il mondo a cui ci dobbiamo rassegnare”. Un mondo totalmente disegnato da un modello economico distruttivo, violento e fallimentare. E così la destra di Salvini ha subito un arresto ma non una sconfitta risolutiva, mentre il nuovo Governo Conte, anche se in parte è frutto di pressioni rafforzate da un’inquietudine per la tenuta democratica del Paese, non costituisce un’inversione di rotta rispetto alle politiche degli ultimi decenni e rischia al contrario di alimentare l’esasperazione popolare, che è terreno di crescita delle destre peggiori è non arginabile con giochi politici mascherati da civismo.

Noi siamo quelli che invece dicono sì, un’alternativa c’è. Esiste una speranza. Esiste un modo diverso di governare le regioni, l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Esiste il modo di garantire che tutte e tutti partecipino, senza veder vanificato il proprio contributo. Possiamo davvero costruire giustizia sociale e ambientale.

Per questo alle elezioni regionali del 2020 ci saremo, proseguendo il percorso iniziato nel 2015. E ci saremo con la nostra proposta di governo per la Regione che vogliamo discutere con la società toscana. Vogliamo ampliare ulteriormente la nostra rete, per renderla ancora più larga e plurale. Vogliamo saldare ancor di più il lavoro in Consiglio regionale con i territori, con le lotte sociali e del lavoro, con l’impegno per l’ambiente e i beni comuni, con i nuovi movimenti che chiedono un cambio radicale di sistema, come l’onda dei Fridays for Future per la giustizia climatica. Vogliamo un progetto aperto, fino all’ultimo momento, a chiunque vorrà unirsi: dalle singole persone ai soggetti organizzati. Un progetto forte nei suoi contenuti, e su questa base unitario e autonomo: lasciamo ad altri la costruzione di coalizioni tra liste che perseguono obiettivi profondamente diversi. Un progetto che sappia confrontarsi con le realtà che in questi mesi hanno riempito le piazze, rompendo la solitudine che spesso ci soffoca, come Non Una di Meno, Fridays for Future, il movimento delle sardine, le vertenze aziendali e ambientali. Un progetto che propone un nuovo modello di sviluppo basato sulle sfide del millennio e non su visioni nate nel secolo scorso, capace di rilanciare una vocazione produttiva di piccole, medie e grandi dimensioni, creatrice non di “lavoretti”, in cambio di devastazione sociale e ambientale, ma di nuovo, avanzato e buon lavoro.

Diciamo sì ad una sanità pubblica che garantisca a tutti e a tutte il diritto alla salute, in ogni zona della Toscana; sì ad un piano regionale contro le diseguaglianze; sì al reddito minimo e ad un piano speciale per il lavoro; sì alla reinternalizzazione dei settori esternalizzati; sì alla stabilizzazione del lavoro e al superamento della precarietà; sì ad un piano di rilancio economico e sociale della costa e delle aree interne e montane; sì agli investimenti in infrastrutture per l’eliminazione del digital divide; sì alla difesa e alla conversione ecologica dei siti produttivi che ancora esistono nella nostra regione; sì alla rilocalizzazione dell’economia e al contrasto dei processi di delocalizzazione; sì all’obiettivo “rifiuti zero”; sì all’attuazione dei referendum e alla gestione pubblica dell’acqua e dei servizi pubblici locali; sì al rafforzamento del trasporto pubblico regionale e metropolitano di qualità, a partire dai treni per i pendolari; sì ad un piano straordinario per le periferie, oggi abbandonate a se stesse, senza servizi; sì al rafforzamento dell’edilizia pubblica popolare con investimenti per il rilancio del patrimonio pubblico; sì ad un piano di piccole opere per la manutenzione e la cura del territorio, in alternativa alla logica delle grandi opere inutili, dannose, costosissime e che favoriscono corruzione e malaffare (come il nuovo aeroporto di Firenze o l’autostrada Tirrenica); sì all’agricoltura contadina a filiera corta, alla biodiversità e alla tutela del paesaggio, oggi sotto attacco proprio in Toscana; sì allo smantellamento del lavoro precario e sottopagato; sì al sostegno attivo alle lotte aziendali in corso;  sì al rafforzamento della scuola pubblica e del diritto allo studio, impedendo finanziamenti diretti o indiretti a scuole private; sì ad una Toscana a misura di bambini e bambine, a partire dalla creazione di una rete pubblica e capillare di scuole dell’infanzia; sì alle pari opportunità, al welfare di genere, alla piena autodeterminazione delle donne; sì al pieno riconoscimento dei diritti Lgbtqi+; sì ad investimenti maggiori sulla cultura, a partire da quella di base; sì alla diffusione del software libero, a partire dall’obbligo d’uso nelle pubbliche amministrazioni; sì alla diffusione e condivisione della conoscenza come bene comune primario e al pieno riconoscimento dei diritti digitali; sì ai diritti, alla cura e alla protezione degli animali; sì alla partecipazione delle cittadine e dei cittadini alle politiche e al bilancio regionale; sì ad una Toscana eco-pacifista, che investa nella conversione ecologica delle produzioni e sia libera da armi e basi militari; sì ad una regione solidale e accogliente, perché il mondo è la patria di tutte le donne e tutti gli uomini; sì alla trasparenza, contro i rapporti occulti fra lobby affaristiche e potere politico; sì ad una legge elettorale proporzionale, che ristabilisca cioè una proporzione fra i voti raccolti dalle forze politiche e i seggi in Consiglio regionale, perché ogni voto deve valere quanto ogni altro; sì ad una carta complessiva di diritti e servizi minimi che la Regione si impegna ad erogare e garantire: dalla sanità ai trasporti, dai diritti del lavoro agli ammortizzatori sociali, dalla casa alla effettiva fruizione dei diritti civili: i Livelli Minimi di Vita (LMV) sotto i quali non si potrà andare.

Cambiare le cose è possibile, molti di noi lo fanno già ogni giorno, in ogni angolo della Toscana: siamo attivisti e attiviste dei movimenti che difendono il proprio territorio, contrastano le privatizzazioni, si battono per il riconoscimento delle differenze e l’estensione dei diritti civili, volontari e volontarie delle associazioni che troppo spesso coprono i vuoti lasciati dal pubblico, militanti dei sindacati e dei partiti che si oppongono allo smantellamento dei diritti del lavoro e dei diritti sociali.

Per questo ci uniamo, mettendo al servizio della collettività tutte le nostre idee, le nostre energie, la nostra esperienza. Perché sappiamo che il cambiamento può arrivare solo dall’impegno di ciascuno e ciascuna di noi.  La nostra alleanza è con i cittadini e con le cittadine. Sappiamo che le nostre sono le stesse proposte e le stesse necessità della maggioranza di chi vive nella nostra regione. Il futuro non è scritto, la Toscana può ancora essere una terra di diritti, uguaglianza, giustizia ambientale e solidarietà. Dipende da noi, dal nostro coraggio di dire “Sì”! Se uniti e chiari possiamo dare corpo ad una reale alternativa alle politiche di chi è stato al governo della regione e di chi, come la destra, vorrebbe andarci per fare ancora peggio.

Se condividi le ragioni delle nostre scelte ti chiediamo di sottoscrivere il documento: 

LINK ADESIONE AL PROGETTO TOSCANA A SINISTRA

Documento politico e di indirizzo di Toscana a Sinistra – elezioni regionali 2020

Toscana a Sinistra