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“Mi rendo conto che questa sia una proposta controcorrente in un momento in cui si vorrebbe incoraggiare il possesso e l’uso delle armi addirittura da parte dei cittadini, magari per indurli a farsi giustizia da sé condannando a morte un ladro. Tuttavia il possesso delle armi è sempre un pericolo per sé e per gli altri, anche delle armi di ordinanza degli operatori di polizia al termine dell’orario di servizio”, dichiara Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, che ha presentato oggi la proposta di legge sul deposito delle pistole di vigili urbani e polizia provinciale al termine del servizio e per la tutela della loro salute psicofisica.

“Sono purtroppo molti i casi di violenza e di autolesionismo, fino all’omicidio e al suicidio, che sono stati compiuti da agenti di polizia con le armi d’ordinanza, anche da agenti di polizia municipale e provinciale. Fra le principali concause di questi tragici eventi vi è la mancanza di luoghi idonei al deposito delle pistole al termine del servizio e la mancanza di un vero monitoraggio della salute psicofisica degli agenti”, continua Fattori.

“Con la nostra proposta di legge poniamo rimedio a queste mancanze prevedendo la necessaria predisposizione di luoghi in cui poter depositare le armi quando gli agenti finiscano il proprio turno di lavoro e si apprestino a tornare a casa, così come prevediamo visite periodiche biennali che possano verificare le loro condizioni psicologiche attivando, quando ve ne sia bisogno, percorsi di sostegno.”

“Queste semplici disposizioni ci permetteranno di salvare vite umane. Le pistole di polizia municipale e provinciale sono strumenti di lavoro e sul luogo di lavoro devono restare a fine servizio, come ci chiedono gli stessi agenti. Non dimentichiamo mai che società con più armi in circolazione è una società più pericolosa ”.

Alla conferenza stampa di presentazione della proposta di legge di Sì-Toscana a Sinistra sono intervenuti anche Alba Giovannetti, presidente dell’Associazione Amici di Daniele, Marco Andrei, vigile urbano e rappresentante sicurezza dei lavoratori del Comune di Firenze, Mariangela Rumine dell’Associazione Amici di Daniele e Gino Carpentiero di Medicina Democratica.

Marco Andrei: “a differenza di alcuni piccoli comuni la polizia municipale di Firenze non ha un deposito di armi e il nostro è un corpo di polizia di 800 persone, con molte sedi distaccate e vari reparti. Questo sarebbe un intervento essenziale per la sicurezza nostra e delle persone che ci sono vicine. Ad esempio, veniamo spesso a lavoro con i mezzi pubblici, in treno o in autobus, ed è molto pericoloso trasportare un’arma dal luogo di lavoro a casa e viceversa”.

Alba Giovannetti è presidente dell’associazione Amici di Daniele Onlus nata a Firenze nel 2007, in memoria di Daniele Da Col, figlio di Alba, che a 42 anni e mentre era vice ispettore della polizia municipale, si tolse la vita nel 2006 con la pistola di ordinanza: “Non vogliamo che accadano più fatti come quello di Daniele. Era contento del suo lavoro, finché, dopo venti anni, qualcosa è cambiato, e mi sono resa conto che mio figlio stava cedendo. Dobbiamo trovare la maniera per cambiare le cose: le persone che lavorano devono avere la loro dignità, senza dignità si può arrivare davanti allo specchio a spararsi”.

Gino Carpentiero: “Stiamo dando una mano per unire le forze affinché queste problematiche abbiano un giorno a finire. Questa proposta di legge è molto importante e si affianca al lavoro più complessivo che stiamo facendo, anche con Sì-Toscana a Sinistra, contro il mobbing e il disagio socio lavorativo”.

Mariangela Rumine: “La sicurezza e la salute degli agenti e dei loro familiari devono essere tutelate. Le armi sono uno strumento di lavoro per gli operatori di polizia, ma devono essere utilizzate e a portata di mano solo nel momento in cui si sta lavorando e con tutte le precauzioni e le regole necessarie”.

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