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Sì Toscana a Sinistra ha presentato in Consiglio regionale una mozione di adesione alla campagna lanciata da Amnesty International, passata all’unanimità.

Nella mozione il Consiglio regionale “aderisce alla campagna « Verità per Giluio Regeni » provvedendo a diffondere lo slogan della campagna dentro e fuori il Consiglio Regionale e impegna la Giunta regionale ad attivarsi nei confronti del governo italiano affinché permanga l’interesse e l’impegno per l’accertamento della verità in merito all’omicidio di Giulio Regeni”.

Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, che ha presentato il testo in aula, ha commentato: “Giulio è stato sequestrato e torturato per nove lunghissimi giorni, un calvario interminabile durante il quale si sarebbero potute muovere le pedine giuste, dato che il corpo diplomatico e i servizi segreti sono pagati per saperlo fare, e salvare Giulio. Evidentemente il governo e la Farnesina, per molti giorni, non hanno fatto le pressioni necessarie sul governo egiziano. Giulio Regeni avrebbe potuto essere salvato e non è stato salvato: adesso dobbiamo esigere, quantomeno, la verità e far di tutto per ottenere giustizia. Il lungo silenzio del presidente del consiglio Renzi, che ha taciuto per ben due settimane dopo il ritrovamento del corpo martoriato di Giulio, era stato un pessimo avvio, adesso non è più tempo di incertezze. Dobbiamo tenere alta l’attenzione e impegnare il nostro governo a non attenuare gli sforzi, anzi, a rafforzarli. Il voto del consiglio regionale, unanime, è un bellissimo segnale.”

“Che l’omicidio di Regeni sia un atto di «terrorismo di stato» è evidente. Non avevamo bisogno di questa morte per scoprire di che sostanza è fatta la dittatura militare di Al Sisi, dato che di massacri ce ne sono stati molti in questi 3 anni di regime, purtroppo ignorati. Anni di violenta repressione di ogni tipo di opposizione politica, culminata nell’uccisione di centinaia di manifestanti disarmati, di sistematica detenzione di sindacalisti, giornalisti, studenti e attivisti, di minacce e chiusura forzata delle organizzazioni indipendenti presenti nel paese. L’omicidio di Giulio Regeni sta portando alla luce tutto questo e dobbiamo contribuire a tenere viva l’attenzione. Anche nel nome di Giulio dobbiamo pretendere di sapere che fine hanno fatto le altre 75 persone arrestate il 25 gennaio scorso assieme al nostro connazionale: è un nostro dovere, la cosa ci riguarda”.

“Chi pensa che il «terrorismo di stato » di Al Sisi sia la strada per arginare lo stato terrorista dell’Isis, si sbaglia. Chi pensa che le dittature possano servire a fermare il fondamentalismo, si sbaglia”.

Conclude Fattori: “Il corpo torturato di Regeni, che stava documentando in modo scientifico la repressione del dissenso e e dei sindacati nel paese, è un messaggio d’intimidazione rivolto alla comunità internazionale e alla maggioranza degli egiziani, quella che ha animato le primavere arabe e piazza Tahir: un Egitto che non si è arreso all’estremismo fondamentalista, ma che non si vuole neppure arrendere alla dittatura del generale Al-Sisi. Anche la Toscana non si arrende e chiede verità e giustizia, per Giulio e per le altre vittime”.

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