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Bulli si diventa, non si nasce: non c’è una genetica del bullo. E si diventa per l’ambiente dove vivi, per gli esempi che hai, per l’educazione che ricevi. Quindi varie sono le ‘agenzie educative’ che contribuiscono a far di te un bullo o no: prima di tutto fondamentali i genitori (i primi anni in famiglia sono determinanti) poi l’ambiente sociale che ti circonda, compreso la scuola (che può rafforzare o deteriorare i valori ricevuti).” E’ questo il commento del consigliere regionale di Sì-Toscana a Sinistra, Paolo Sarti, che ha proposto due degli emendamenti accolti nella nuova legge regionale “in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e cyberbullismo”.

Grazie ai nostri emendamenti, la legge non è più impostata solamente nella direzione del contrasto. Fondamentale è invece la prevenzione del bullismo. E’ vero che i bulli si manifestano anche a scuola, fatto peraltro impensabile nel passato. Ma questo fenomeno non è generato dalla scuola: non è lecito attribuire la responsabilità alla scuola, luogo sicuramente imperfetto, con tanti problemi ma dove certamente non si insegna la violenza! La grande responsabilità è dei genitori. E si diventa bulli piano piano fin dalla nascita, se il clima familiare non è orientato ad una pedagogia che educhi -ribadisce Sarti- all’autonomia, al rispetto, alla socialità. Allevati in un individualismo sfrenato fino dalla più tenera età i figli non si misurano più con le regole, le frustrazioni, la pacatezza, la tolleranza, il rispetto. Nella nostra società sta crescendo un ‘analfabetismo emotivo’, fatto di assenza di empatia, in cui non ci si rende conto delle sofferenze che le nostre azioni possono provocare. Quindi -conclude Sarti- per prevenire i fenomeni di bullismo dobbiamo agire su tutte queste agenzie educative ed in primis, per il ruolo fondamentale che svolge, i genitori. Non possiamo dare tutto il compito alla scuola: certo ha un suo ruolo ma non può assumersi anche il ruolo genitoriale!”

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