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Il Consiglio regionale ha approvato la mozione sul Maggio presentata dai consiglieri di Sì -Toscana a Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti e sottoscritta dalle colleghe Serena Spinelli ed Elisabetta Meucci. Adesso la Giunta regionale dovrà intervenire attivamente nella situazione che si è creata all’interno della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino a seguito della decisione del Sindaco Nardella di chiudere improvvisamente la stagione guidata dal sovrintendente Cristiano Chiarot, malgrado questi avesse avviato un vero e proprio rilancio del Teatro. La mozione impegna la Giunta regionale a “prendere parte più attiva” nel dibattito istituzionale all’interno della Fondazione Teatro Maggio Musicale Fiorentino, da un lato con l’obiettivo di continuare “il percorso virtuoso avviato dall’ex sovrintendente Cristiano Chiarot per il rilancio del Teatro, perpetuando il clima positivo e le buone relazioni sindacali già instaurate”; dall’altro, in coerenza con l’azione svolta dallo stesso Chiarot, di “garantire che il risanamento della Fondazione si fondi sulla tutela dei posti di lavoro esistenti e sul perseguimento degli obiettivi di stabilizzazione del personale precario”. Ancora, il governo toscano deve chiedere al sindaco di Firenze che venga assicurato “un maggior coinvolgimento formale della Regione Toscana quando si intendano compiere scelte cruciali per il futuro della Fondazione del Maggio, ancor più se attinenti agli assetti istituzionali di questa”, in riferimento alle scelte di Nardella che hanno poi portato alle dimissioni di Chiarot e del direttore Luisi.

 

Il Maggio ha attraversato una lunga e difficilissima fase, nella quale i sovrintendenti Colombo e Bianchi hanno prodotto considerevoli disastri e preso gravi decisioni, come la chiusura del corpo di ballo del Maggio musicale, e licenziato ingiustamente dipendenti, perdendo di conseguenza tutte le cause del lavoro, con notevole danno per le casse del Maggio e dunque per il contribuente” ha esordito in aula il capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori. “Finalmente il sovrintendete Cristiano Chiarot, da un paio d’anni, con grande competenza e capacità aveva impresso una svolta radicale al Maggio, instaurando ottimi rapporti con i dipendenti e i sindacati del teatro, incrementando la programmazione, intercettando pubblico nuovo e riempiendo il teatro, strutturando una diffusa attività decentrata e raggiungendo il pareggio gestionale e la riduzione del debito”.

Adesso però Chiarot se ne è andato, e così il direttore principale, Fabio Luisi, altro professionista di notevole fama e bravura. Un terremoto determinato dalla scelta improvvida del Sindaco Nardella di lasciare la presidenza della Fondazione nelle mani del suo vecchio amico, nonché compagno di studi, Salvatore Nastasi, che peraltro a Firenze non aveva lasciato un buon ricordo di sé. Al di là del fatto paradossale che Nastasi non è neppure mai arrivato alla Fondazione, avendo nel frattempo accettato un altro incarico, il fatto è che Nardella aveva ben chiaro cosa avrebbe comportato questa sua incomprensibile decisione. Chiarot aveva infatti esplicitato di ritenere incompatibile la nomina di Nastasi col mantenimento del proprio ruolo di sovrintendente”. “Il direttore Luisi, in una bella lettera di addio, ha parlato di svolta di natura politica impresa alla gestione del Maggio che si rifletterà sulla programmazione artistica.” 

I resto è noto, dalla sollevazione del pubblico e degli abbonati fino alle aspre critiche da parte dei dipendenti del Maggio, schierati con Chiarot e Luisi. Solo Nardella, alla fine, è parso d’accordo con Nardella”, chiosa ironicamente Fattori.

In tutta questa incredibile vicenda noi, come istituzione regionale, siamo stati tenuti a lato e Nardella si è mosso come un sovrano assoluto. Eppure la Regione Toscana versa ogni anno milioni di euro al Maggio e lo fa a ragione, dato che si tratta di una delle più importanti istituzioni culturali d’Europa, a lungo luogo di  sperimentazione musicale e artistica di livello mondiale. La cultura ha un costo, certo, ma la cultura è un investimento fondamentale per un paese civile e non uno spreco. Tuttavia in futuro dobbiamo essere interpellati e coinvolti rispetto a scelte che cambiando gli assetti istituzionali della Fondazione pregiudicano il futuro del teatro”, continua Fattori.

Mi è oscuro il motivo per cui Nardella abbia deciso di colpire al cuore il Maggio proprio adesso che l’ottima gestione Chiarot lo stava risollevando, ma dobbiamo far di tutto per proseguire sulla linea inaugurata dal vecchio sovrintendente, che stava portando al risanamento e alla stabilizzazione del personale precario. La nuova normativa nazionale, ossia la legge 81/2019, tra l’altro favorisce finalmente la stabilizzazione del personale utilizzato dalle Fondazioni lirico sinfoniche per i fabbisogni ordinari, e questa è un’occasione importante per lo sviluppo del Maggio. Ci auguriamo che da dicembre il nuovo sovrintendente Alexander Pereira prosegua sulla strada intrapresa da Chiarot e bruscamente interrotta da Nardella”, conclude Fattori.

 

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