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Il gruppo consiliare Sì-Toscana a Sinistra ha presentato una mozione in cui si chiede alla Regione di intervenire per favorire la produzione e la commercializzazione delle inflorescenze della canapa. Si chiede anche alla giunta di  attivarsi in Conferenza Stato-Regioni per implementare azioni coerenti con l’articolo 8 della legge 242/2016 sollecitando la definizione della norma che identifichi i massimi residui di THC negli alimenti e assicurando continuità e coerenza normativa a garanzia dell’intera filiera della canapa – coltivazione, produzione e commercializzazione del prodotto – affinché non si generino contrasti giurisprudenziali che finiscono per colpire un comparto in rapida ascesa, con importanti prospettive occupazionali e vantaggi ambientali.

La Toscana – ricorda Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra – agli inizi del duemila è stata la prima regione in Europa a promuovere un progetto pilota sugli aspetti produttivi e ambientali della coltivazione e trasformazione della canapa e la sua successiva commercializzazione. Ma poi tutto si è arenato. Oggi l’articolo 8 della Legge 242/16 prevede che le Regioni possano promuovere azioni di formazione in favore di coloro che operano nella filiera della canapa e diffondere, attraverso specifici canali informativi, la conoscenza delle proprietà della canapa. Il comparto economico relativo alla cannabis light è in piena evoluzione, con 15 mila punti vendita in Italia e circa diecimila addetti. In Europa si prevede un fatturato di 28 miliardi di euro entro il 2021”.

Anche in Toscana – continua Fattori – sono tante e in crescita le esperienze di coltivazione di canapa, soprattutto in capo a giovani agricoltori, ed è in incremento anche la diffusione sul territorio dei grow shop e dei cannabis shop, che rappresentano, nell’insieme, una parte dell’economia regionale. Lo sviluppo di un mercato legale della cannabis ha sottratto al mercato illegale, gestito dalla criminalità organizzata, dai 90 ai 170 milioni di euro all’anno, dato che parte dei consumatori ha preferito acquistare cannabis legale presso i canali di vendita leciti, anziché rivolgersi al mercato nero delle droghe”.

Vi è stata una sentenza della Corte di Cassazione, la 4920 del 31 gennaio 2019, di fondamentale importanza per quanto concerne la liceità della vendita della cannabis prodotta nel rispetto della legge del 2016. Questa sentenza chiarisce che non esiste nessuna norma in base alla quale, ai prodotti derivanti dalla coltivazione della canapa che rispettino i limiti di THC previsti dalla legge, possano essere attribuite caratteristiche di illiceità, con la conseguenza che la commercializzazione di questi prodotti, comprese le inflorescenze, è consentita”.

Malgrado ciò, l’ex Ministro degli Interni Salvini ha scatenato, quando era al Viminale, la sua personale crociata contro la canapa legale, mettendo in ginocchio un comparto economico e mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, attraverso un’ interpretazione capziosa della legge del 2016, tradottasi in una nota ministeriale secondo cui l’agricoltore può coltivare la canapa nel rispetto del limite stabilito di THC ma poi i commercianti non potrebbero venderla, generando così un vero e proprio assurdo”.

Tra l’altro stiamo ancora aspettando che che il Ministero della Salute definisca i livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti, un provvedimento che la legge del 2016 prevedeva che dovesse essere emanato circa tre anni fa, quindi il ritardo è enorme”.

Serve oggi una normativa nazionale chiara per quanto riguarda il fiore, la sua vendita e destinazione d’uso, in grado di distinguere in modo inequivocabile un prodotto vendibile da uno non vendibile e favorire così sia la produzione che i controlli. Nella confusione e nella mancanza di norme chiare, il rischio è che nei controlli si finisca per far riferimento alla legge 309/90 sugli stupefacenti, facendo saltare tutto. Intanto la Toscana – conclude Fattori – intervenga sulla scia della circolare del maggio 2018 del Ministero delle Politiche agricole che prevede che la produzione e la commercializzazione di inflorescenze fresche ed essiccate non è soggetta ad autorizzazioni, purché derivino dalle varietà ammesse”.

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