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“È inaccettabile che il Decreto Legge ‘Cura Italia’ abbia escluso i lavoratori domestici dalla cassa integrazione in deroga e dalle misure per il sostegno al reddito varate per l’emergenza Coronavirus. Si tratta di una parte fondamentale dei lavoratori del welfare italiano, composta soprattutto da stranieri e in gran parte da donne, che svolge una funzione sociale imprescindibile prendendosi cura di anziani, disabili e bambini”. È quanto hanno affermato i consiglieri regionali di Sì Toscana a sinistra, Tommaso Fattori e Paolo Sarti, presentando una mozione che impegna la Giunta regionale a far pressione sul Governo “per chiedere di includere il lavoro domestico tra i settori destinatari degli ammortizzatori di sostegno in deroga e degli ulteriori strumenti di integrazione al reddito”. “Circa due milioni di colf, collaboratori e collaboratrici familiari e babysitter sono stati trascurati dalle misure del governo”, aggiungono Fattori e Sarti. “La cassa integrazione in deroga, reintrodotta e rafforzata, non si estende a questi lavoratori, che rappresentano una risorsa fondamentale per le famiglie, anche a fronte del continuo depauperamento delle risorse pubbliche investite nel corso degli anni sulle politiche sociali e sociosanitarie”.
L’atto di indirizzo presentato dal gruppo Sì Toscana a sinistra, che sarà all’ordine del giorno del prossimo Consiglio del 31 marzo, ricorda che “il decreto Cura Italia prevede esplicitamente l’esclusione dei datori di lavoro domestico dalle misure di cassa integrazione in deroga e molti di questi lavoratori rischiano il posto di lavoro, in quanto la stessa norma cd “anti-licenziamento” non riguarda il lavoro domestico”. “La sospensione fino al 31 maggio dei contributi e dei premi per l’assicurazione obbligatoria dei lavoratori domestici è del tutto insufficiente a disincentivare i licenziamenti, poiché per le famiglie è solo un rinvio dei pagamenti. Inoltre, molti lavoratori domestici che convivono in famiglia perderanno anche il vitto e l’alloggio e rischieranno di ritrovarsi in una condizione di irregolarità senza neanche la possibilità di poter tornare nei loro paesi d’origine, visto il blocco delle frontiere”, hanno concluso Fattori e Sarti.

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