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Siamo donne e uomini con radici in esperienze sociali, d’associazionismo e di movimento. Siamo soggetti collettivi, forze politiche della sinistra e liste civiche nate in realtà importanti della regione, laboratori di nuove politiche locali e nuove pratiche politiche.

Portiamo avanti una proposta di governo alternativa alle politiche del PD e delle destre, che mette al centro il lavoro e la sua dignità, i diritti di tutte e tutti, l'ambiente, i servizi pubblici e i beni comuni.

Siamo un insieme di persone e di soggetti organizzati che vogliono mettere in campo un nuovo progetto per l’ascesa della Sinistra nella nostra Regione, e non solo.

Con la lista “Sì - TOSCANA A SINISTRA” abbiamo avviato un percorso unitario inedito, con l’ambizione di portare nelle istituzioni regionali le idee e i sentimenti autenticamente democratici, il desiderio di pulizia morale, di coerenza politica e di giustizia sociale di tanta parte del popolo toscano. Un cammino per essere utili a chi non ha voce, forza e potere e, pieno di sfiducia, è tentato di non partecipare al voto.

Siamo parte del risveglio della sinistra europea. Condividiamo il tentativo di Syriza e del popolo greco di riportare speranza e dignità nel buio di un'Europa governata dai grandi poteri economico-finanziari, contrastando le politiche di austerità, per un'Europa sociale e solidale.

Siamo quelli che difendono, a fianco dei sindacati e non solo, i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori dai duri attacchi sferrati ad ogni livello, a partire dal Jobs act.

Siamo a fianco di chi opera nell’associazionismo per affermare il primato dei legami sociali contro la solitudine e l’indifferenza, il primato della solidarietà contro le disuguaglianze; affinché lavoro, salute, diritti, sapere, ambiente - che vogliamo consegnare intatto alle generazioni future - siano beni comuni e base per la costruzione di una comunità politica inclusiva.

Ci rivolgiamo agli elettori della Sinistra, spesso delusi dalla sua frammentazione, e ai tanti elettori del PD, chiedendo loro di riflettere sul fatto che il partito in cui hanno creduto è ormai privo di un’anima di sinistra, in balia del suo capo e di poteri clientelari. Ci rivolgiamo ai delusi del M5S e ai tanti che hanno perso ogni speranza di poter cambiare le cose e si sono rifugiati nell'astensionismo. E diciamo: sì, un’alternativa c’è.


Dobbiamo unirci, mettendo al servizio della collettività tutte le nostre idee, le nostre energie, la nostra esperienza. Il futuro non è scritto, la Toscana può ancora essere una terra di diritti, uguaglianza e solidarietà. Dipende da noi, dal nostro coraggio di dire “Sì” e iniziare, da oggi, una nuova storia.
La Toscana è un territorio libero, aperto, inclusivo. È una regione che si è forgiata nelle lotte sociali e nei conflitti per i diritti e la libertà, a partire dalla lotta di liberazione.

Una regione di pace, antifascista e antirazzista che ha guardato e deve guardare al mondo sostenendo ovunque i processi democratici e di autodeterminazione dei popoli.

All'origine del sistema di valori e del modello di stato sociale toscano vi sono due fattori: un patrimonio culturale, storico, ambientale, artistico unico al mondo ed la capacità del movimento operaio e delle lotte della sinistra di sedimentare le conquiste sociali, dando loro più ampia prospettiva.

Un intreccio progressivo che, per lungo tempo, ha fatto crescere diritti e solidarietà in questa Regione. La Toscana si è così conquistata nel mondo un posto speciale: il suo nome è stato a lungo identificato con l'immagine della bellezza e del buon vivere.

Questa idea della Toscana, purtroppo, non corrisponde più alla realtà. La crisi di questi anni ha travolto gran parte della realtà materiale della nostra regione. Ha prodotto deindustrializzazione, disoccupazione e precarizzazione della vita, soprattutto per le nuove generazioni, oltre che l'accelerazione dei processi di privatizzazione di beni e servizi pubblici.

Hanno prevalso scelte politiche che hanno cambiato il segno di quell’intreccio progressivo che in passato ha caratterizzato la storia della nostra regione; scelte sbagliate che avvicinano sempre più le politiche locali a quelle nazionali ed europee.

Di fronte ad una politica subalterna alla grande finanza, occorre ribaltare le priorità, tornando al primato di una politica capace di redistribuire la ricchezza e di svolgere una funzione di riequilibrio tra forti e deboli, tra interesse individuale e generale.

Sì - Toscana a sinistra è impegnata a mantenere e valorizzare le peculiarità della Toscana, contro la distruzione del patrimonio collettivo e dei beni comuni che le cittadine e ii cittadini hanno costruito. Per queste ragioni siamo contrari al Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP) che, avvantaggiando le grandi multinazionali, soprattutto statunitensi, colpirebbe le produzioni tipiche regionali di qualità e condurrebbe ad un rapido abbassamento degli standard a difesa della salute, dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori.

Noi siamo quelli che dicono: Sì, un’alternativa c’è. Esiste un modo diverso di governare la Toscana, l’Italia, l’Europa, il mondo intero.

Il nostro progetto.
Cosa faremo: I 20 PUNTI DEL PROGRAMMA SI'

Sì a un piano speciale per il lavoro in Toscana
Per un’economia sana e solidale e per il buon lavoro

Sì a risposte sociali adeguate ai bisogni di tutte le età
Per politiche sociali che contrastino le disuguaglianze e garantiscano l’autonomia delle persone

Sì al rafforzamento dell’edilizia pubblica popolare
Per una Toscana della dignità e della felicità per tutte e tutti, nessuno escluso

Sì alla promozione attiva di pace, di cooperazione e solidarietà internazionale
Per la coerenza delle politiche di partenariato e di sviluppo delle comunità

Sì al rafforzamento della scuola pubblica e del diritto allo studio
Per una formazione continua in cui i “capaci e meritevoli, seppur privi di mezzi” accedano ai grandi più alti degli studi.

Sì ad un piano di piccole opere per la manutenzione e la cura del territorio
Per una Toscana che valorizza le proprie risorse territoriali

Sì all’attuazione dei referendum e alla gestione pubblica dell’acqua e dei servizi pubblici
Ci piace l’acqua del comune

Sì all’energia pulita, risparmiata ed equamente distribuita
Per l’autonomia energetica e la diffusione delle energie rinnovabili in Toscana

Sì a un turismo responsabile, sostenibile e diffuso nel territorio
Sì ad una Toscana con un turismo di qualità e in tutta la Regione.

Sì a buon governo, trasparenza e vera partecipazione
Per una Toscana realmente democratica e popolare

Sì allo Sport come diritto e come pratica accessibile in ogni quartiere, parco, e nella natura
Per una Toscana che sostiene, tutela e promuove le pratiche sportive a tutti i livelli e per tutte le età, perché lo sport è un diritto per tutti che interessa la salute, la qualità della vita, l'educazione e la socialità.

Sì ad un servizio sanitario pubblico di qualità per tutte e tutti, in ogni territorio della Regione
Per la Toscana del diritto alla salute

Sì al reddito minimo
Per un nuovo welfare universale che assicuri libertà, dignità e autonomia

Sì ad una Regione solidale e accogliente, contro ogni forma di razzismo e discriminazione
Per una Toscana terra di inclusione e di opportunità fondate su pari diritti

Sì ad investimenti maggiori sulla cultura a partire da quella di base
Per una rete in cui le culture siano vive e diffuse come base per l’integrazione e la cittadinanza

Sì ad un piano straordinario per le periferie, oggi abbandonate a se stesse
Per una riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato

Sì al rafforzamento del trasporto pubblico regionale e metropolitano di qualità, a partire dai treni per i pendolari
Per una mobilità sostenibile, efficace e pubblica

Sì all’obiettivo Rifiuti Zero
Per una Toscana che gestisca in modo intelligente i rifiuti

Sì all’agricoltura contadina a filiera corta, alla biodiversità e alla tutela del paesaggio
Per una Toscana che dia valore al suo patrimonio naturale e alla sua tradizione agricola

Sì a pari opportunità reali per uomini e donne e al pieno riconoscimento dei diritti Lgbtq
Per una Toscana delle libertà e dei diritti civili.

Sì alla trasparenza, contro i rapporti occulti fra lobby affaristiche e potere politico
Per una Toscana libera da mafie e finanza speculativa

La crisi economica e la delocalizzazione delle imprese mostrano il conto anche in Toscana: il tasso di disoccupazione, nel 2014, è arrivato al 10,1% della popolazione in generale e al 35,7% tra i giovani. Le risposte messe in campo a livello nazionale dal Governo Renzi (il cosiddetto “Jobs Act”) non hanno fatto che peggiorare la situazione, livellando verso il basso i diritti di tutte e tutti. Sul piano delle politiche attive del lavoro, inoltre, i tanti e frammentari provvedimenti del Governo e della Regione, da Garanzia Giovani a Giovani Sì, non hanno prodotto né nuovo lavoro, né stabilità. Borse e tirocinanti utilizzati in maniera impropria hanno tolto valore al lavoro giovanile, ridotto i diritti e non hanno costruito nessuna prospettiva reale.

Altro che Jobs Act: noi diciamo Sì al “Workers Act” proposto dalla campagna Sbilanciamoci, una riforma del lavoro fatta per generare lavoro e diritti e non per distruggerli. Proponiamo un nuovo progetto di politica per il lavoro: vogliamo superare il vincolo del patto di stabilità e predisporre un piano per la piena e buona occupazione, ripristinando ed estendendo i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori cancellati dal Jobs Act. Ai giovani deve essere offerta la possibilità di essere inseriti in un mondo del lavoro non più incerto e precarizzato.

Sì, siamo per un New Deal che ribalti la logica dell’austerity e faccia ripartire l’economia, basato sulla conversione ecologica e sulla giustizia sociale. Un piano per il lavoro che crei occupazione innovativa e stabile, puntando sulle competenze e le specificità del nostro territorio. Serve una nuova politica industriale nazionale e una Regione che sappia farsi imprenditrice, in collaborazione con le forze sociali, la ricerca universitaria e le comunità locali. Siamo per una nuova economia, per la Toscana del futuro, che salvaguardi i settori più consolidati, rinforzi il tessuto produttivo nei suoi settori di punta e favorisca la crescita di nuovi comparti, legati al campo della salute, all’applicazione generalizzata di tecnologie informatiche nei processi produttivi e nei prodotti. Le strutture produttive toscane vanno ammodernate e messe in grado di cogliere le opportunità di sviluppo offerte dal contesto internazionale, in modo da poter produrre buona occupazione e da poterla diffondere in tutto il territorio, con il sostegno di adeguate politiche del credito, promosse anche dalla Regione.

La nuova economia è sociale e solidale: la Regione deve promuovere l'agricoltura sociale e quella urbana, le varie forme di co-produzione e condivisione, la piccola distribuzione organizzata e i mercati solidali, le nuove modalità di lavoro condiviso (co-working) e di fabbriche e fattorie recuperate. Altrettanto importanti per le molte esperienze già presenti in Toscana sono le iniziative di microfinanza, di prestito sociale e di finanza etica, dove la Regione può svolgere un ulteriore ruolo di garante per l'accesso al credito per le piccole e medie imprese, con nuovi fondi di garanzia dedicati. Occorrono un piano e una legge regionale che promuovano veri e propri distretti di economia solidale. Al governo della Regione aboliremo il coperto nei ristoranti, come in altre Regioni, e faremo mettere sempre una brocca di acqua pubblica e gratuita sul tavolo.

Il contesto toscano esige politiche da rafforzare, in particolare sul versante delle politiche attive (creazione di lavoro), con opportunità connesse alle tipicità del nostro sistema produttivo. Fra le politiche attive va rafforzata la domanda organizzata dal settore pubblico attraverso forme condivise di trasferimento tecnologico fra Università, Enti di Ricerca, imprese. È il caso dei mai effettivi “distretti della conoscenza” che possono integrare Università, collegi di eccellenza CNR, incubatori del territorio come il Polo Tecnologico di Navacchio e Biotech.

Occorre anche riprendere con slancio l’azione nei settori della trasformazione dei prodotti agricoli, per i quali si apre un mercato sempre più ampio con l’affermarsi dei prodotti di qualità legati alle denominazioni di origine.

La Regione può intervenire a favore dell’economia con un’accorta politica della formazione professionale che faccia incontrare i giovani con un mercato del lavoro dove qualità e innovazione siano l’elemento caratterizzante.

Sì, fermare la decrescita infelice della Toscana si può! Esemplare è la situazione delle acciaierie di Piombino, città che deve continuare a produrre acciaio, acquisendo le migliori tecnologie, e dove, come per tutte le aree di crisi in questa regione, occorrono urgentemente tre cose: un piano industriale certo, dettagliato e con una prospettiva di lungo periodo; il mantenimento dei livelli occupazionali con la tutela di tutti i lavoratori interessati; un rapporto coerente tra sviluppo e salvaguardia dell’ambiente.

Investimenti nei settori strategici, sostegno alla domanda, una nuova programmazione, un piano regionale per il lavoro sono la strada che vogliamo percorrere.

L’idea del sistema sanitario toscano come fiore all’occhiello del governo locale non corrisponde più alla realtà. Tanti cittadini si trovano a fronteggiare lunghe liste di attesa e un sistema di compartecipazione alla spesa (ticket, percorso di digitalizzazione, ecc.) che spesso li spingono a rivolgersi fuori del servizio pubblico, nel privato, e a pagare di tasca propria esami, prestazioni diagnostiche, visite specialistiche o, addirittura, a rinunciare alle cure.

Il sistema sanitario regionale sta subendo un’involuzione che ormai smentisce l’idea della “diversità toscana”. La trasformazione riguarda il modello stesso di sanità: il modello che si delinea per il futuro è quello di una sanità mista pubblico-privata a più livelli, in cui il privato assume un ruolo sempre più sostitutivo del servizio pubblico, spingendo forzosamente il cittadino verso forme assicurative per la sanità integrativa.

È stato inoltre fatto sempre più uso del Project Financing, appaltando a privati la costruzione di grandi strutture, come nel caso dei quattro nuovi ospedali, con finanziamenti pubblici pre-contratto e la cessione della gestione al costruttore privato di tutti i servizi non sanitari (pulizie, mense, manutenzioni, parcheggi esterni, ecc.). Ciò ha significato concedere in esclusiva al privato dei grandi appalti, con una lievitazione dei costi e il rischio che ogni eventuale perdita economica venga attribuita invece al sistema sanitario pubblico. Noi siamo per un pubblico che riprenda in mano la responsabilità nella programmazione, progettazione e costruzione delle opere pubbliche utili. Non un euro va speso in potere, tutto va impiegato per il bene comune.

In questi ultimi anni la nostra Regione è diventata più diseguale, con territori periferici che si sono visti sottrarre servizi, chiudere presidi sanitari, tagliare prestazioni sanitarie e depauperare il sistema di protezione sociale. Il sistema della prevenzione è diventato sempre più marginale e residuale. Si è preferito adeguarsi alle decisioni prese a livello centrale, in un’ottica tutta limitata agli equilibri di bilancio decisi altrove, che scaricano sul territorio i costi della crisi finanziaria. L’ultima riforma targata Rossi attua un’idea di accentramento istituzionale (tre sole aziende di area vasta) che penalizzerà i territori, che rischiano di non contare più nulla all’interno del governo e della programmazione sociosanitaria. Il servizio sanitario pubblico viene “aggredito” sul versante del lavoro, della riduzione del personale sanitario, già duramente provato dal blocco del turn-over e costretto a difficilissime condizioni di lavoro che rischiano di incidere sulla qualità e la stessa sicurezza delle cure.

Sì, possiamo scrivere un altro futuro per la sanità toscana! C’è un patrimonio essenziale che va riorganizzato, non dismesso. Vogliamo, per la nostra Regione, una sanità pubblica universalistica e solidale, il cui strumento più efficace, equo ed economicamente sostenibile di finanziamento sia la fiscalità generale, sulla base del principio della progressività. Vogliamo porre fine alla devastazione rappresentata dai tagli lineari e dalle politiche di austerity, promuovendo l’equità e combattendo la corruzione, i veri sprechi, le inefficienze, la gestione del potere per fini politici.

I malati cronici non autosufficienti sono sempre più espulsi dall’assistenza pubblica e la cura scaricata sulle famiglie, con il ricorso all’aiuto domestico non qualificato (e spesso mal pagato). Serve invece l'ospedalizzazione domiciliare, che costa molto meno, trasferendo medici e infermieri sul territorio, rendendo più umano e diretto il rapporto con il servizio sanitario locale.

Siamo per abbattere le liste di attesa, introducendo il principio dell’appropriatezza prescrittiva e soprattutto rendendo del tutto trasparente la gestione delle prenotazioni, oltre a far funzionare le macchine per 16 ore al giorno con personale congruo.

Sì al rilancio della sanità territoriale e l’integrazione socio-sanitaria, garantendo alle zone periferiche lo stesso diritto alla salute di quelle centrali. Anche le isole dell'arcipelago toscano devono essere servite con la stessa priorità, inclusi i soccorsi diretti per cui occorre un’efficace sistema di elisoccorso.

Per il diritto alla salute, come Sinistra, abbiamo fatto battaglie istituzionali che hanno incrociato diritti di civiltà come sui diritti dei pazienti psichiatrici oppure sull’approvazione della legge per l’uso della cannabis terapeutica. Sosteniamo la proposta dei pazienti di costituire i Cannabis Social Club in cui, con prescrizione medica, si può coltivare la cannabis per soddisfare i bisogni terapeutici. Saranno organizzate campagne di informazione che permettano una reale attuazione della legge, azioni per la vendita dei farmaci cannabinoidi nelle farmacie territoriali. Siamo per l’immediata chiusura dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino, perché il suo mantenimento rappresenta un vulnus gravissimo contro i diritti civili. Le persone vanno ricollocate attraverso presa in carico dei servizi, con soluzioni territoriali e non con la creazione di nuovi piccoli manicomi.

Siamo per ripensare il lavoro professionale nella sanità pubblica, convinti che gli operatori del servizio sanitario non siano meri erogatori di prestazioni. Occorre innanzitutto contrastare la precarietà in ambito sanitario e ripensare, sin dalla formazione universitaria, la figura del medico affermando una cultura unitaria che avversi le esasperate divisioni del sapere e riconosca la centralità del paziente nella sua indivisibile complessità.

Sì ad una vera politica di prevenzione ed educazione alla salute, a partire dal coinvolgimento delle scuole di ogni grado. La conoscenza previene e libera risorse per la cura. Benessere fisico e psicologico significa crescere bene, tenere comportamenti sani e una buona alimentazione, conoscere le sostanze e i farmaci, avere un corretto uso del corpo, ridurre le dipendenze e i disturbi ad essi connessi.

Di fronte alla crisi, anche in Toscana la scelta è stata quella di rimodellare il sistema di protezione sociale, accentuando l’idea di un meccanismo selettivo per cui s’interviene sempre più con forme assistenziali (voucher, bonus, ecc.) e non più sulla garanzia del diritto (alla casa, ai servizi sociali, ecc.). Ciò ha per un verso riportato i costi della riproduzione sociale in capo alle famiglie, con il lavoro di cura riversato sulle donne, e per l’altro acuito i fenomeni di esclusione.

Noi intendiamo salvaguardare il sistema di protezione sociale che, in Toscana, la sinistra ha significativamente contribuito a costruire e vogliamo batterci per la costruzione di un nuovo welfare universale. Reddito, casa, salute, istruzione e servizi sociali sono diritti fondamentali delle persone e la Regione deve giocare un ruolo fondamentale nel rendere questi diritti realmente accessibili a tutte e tutti.

Sì alla realizzazione della vita indipendente autodeterminata, creando tutte le condizioni economiche, sociali e civili perché si avveri concretamente.

Sì ad illuminare il tema della non autosufficienza, ripristinando interamente il fondo regionale dedicato ed evitando che, in questo settore, ci sia una surroga del servizio domiciliare pubblico con i vaucher che non rispondono alle difficoltà reali delle famiglie e creano nuovo lavoro povero.

Sì, vogliamo stabilire un reddito minimo per tutte e tutti. La crisi economica, la disoccupazione e la precarietà stanno riducendo sempre più persone, anche in Toscana, in condizioni economiche e sociali che impediscono una vita libera, autonoma e dignitosa. Il reddito minimo è una misura semplice e universale, che in forme diverse esiste in tutti i paesi europei tranne Italia e Grecia e che lo stesso Parlamento Europeo ha raccomandato di adottare (risoluzione 2010/2039), come strumento di lotta alla povertà e di promozione sociale. Chi è in condizioni di povertà, chi ha perso il lavoro, chi non ha accesso agli ammortizzatori sociali non può essere lasciato solo, sotto il ricatto di un mercato del lavoro senza regole, dell’usura, della criminalità organizzata.

Sosteniamo la campagna Reddito di Dignità lanciata da Libera e altre organizzazioni perché il Parlamento discuta al più presto una legge nazionale sul reddito minimo.  Anche la Regione può fare la sua parte: proponiamo che la Toscana si metta in prima fila nell’estensione dei diritti sociali, istituendo un reddito minimo, sotto forma sia di erogazione monetaria diretta sia di servizi (dalla formazione all’accesso alla cultura, dall’abitare ai trasporti), per restituire dignità alle persone, per assicurare continuità di reddito ai giovani, per spezzare le catene della precarietà e per garantire la non ricattabilità dei numerosi lavoratori della nostra Regione posti in cassa integrazione, che l'IRES definisce "lavoratori scoraggiati". Un reddito minimo di dignità non è un’alternativa al lavoro, ma uno strumento che metta tutte e tutti, in particolare i giovani e i precari, in condizioni di trovare un lavoro decente. Assicurare un livello economico dignitoso a tutti e a tutte è il primo passo per valorizzare le persone, liberarle dai ricatti e metterle in grado di contribuire davvero allo sviluppo economico e sociale della Toscana.

La crisi economica ha colpito duramente la società toscana e oggi il diritto alla casa è un diritto negato. La Toscana è la regione con il più alto numero di sfratti per morosità incolpevole e con un’emergenza abitativa esplosiva. La nuova legge regionale sull’edilizia pubblica peggiorerà la situazione e il diritto alla casa in Toscana è stato reso ancor più difficile da ottenere. La legislazione regionale sull’edilizia pubblica va rivista nel profondo. Il primo obiettivo è di rimettere in discussione gli strumenti operativi di gestione, riportando la gestione nella diretta responsabilità delle istituzioni pubbliche territoriali e superando gli strumenti esistenti, le SPA Casa, che drenano importanti risorse pubbliche per finalità meramente organizzative. Il secondo obiettivo è ricostruire un sistema efficace di utilizzo delle risorse pubbliche, una programmazione regionale e una capacità di intervento della Regione in grado di superare ritardi e sottovalutazioni delle istituzioni locali, sia nel definire i fabbisogni sia nel realizzare le opere. E’ ora, infatti, di rimettere le cose a posto in un settore essenziale per promuovere inclusione sociale e benessere, lotta alla povertà e all’emarginazione.

È necessaria una grande opera di riqualificazione del patrimonio dismesso e dismettibile che metta la riserva per edilizia residenziale pubblica e residenze di housing sociale. Particolare attenzione, per avviare progetti di riqualificazione, va data a spazi dedicati agli inquilini giovani e meno giovani che non accedono a soluzioni nel mercato privato. Occorre costituire un fondo indistinto da distribuire ai vari settori di intervento nell’edilizia residenziale pubblica.

Si devono intanto uniformare i contratti di servizio che regolano i rapporti tra comuni e aziende di gestione del patrimonio pubblico, controllando l’efficienza del sistema, eliminando gli sprechi e assicurando risorse adeguate ad un tempestivo risanamento degli alloggi esistenti (anche introducendo forme regolate di compartecipazione degli assegnatari) in modo da eliminare radicalmente il fenomeno degli alloggi pubblici inutilizzati.

La Toscana, a livello nazionale, dovrà battersi per il rifinanziamento dei progetti di nuova edilizia residenziale pubblica, in particolare dei progetti di auto-recupero attraverso bio-architettura e bio-edilizia. A livello locale, bisognerà favorire le sinergie fra comuni vicini allo scopo di registrare gli appartamenti sfitti o disabitati di proprietà pubblica e privata, procedendo anche a forme di sequestro così come avvenuto in alcune città come Roma e Palermo. Il recupero del patrimonio esistente può avvenire attraverso un investimento di almeno 5 milioni per gli alloggi di risulta: alloggi lasciati dai precedenti inquilini e poi ristrutturati dalle Società e dagli Enti di gestione dell’edilizia popolare. Strumenti essenziali per fronteggiare la crisi e l’innalzamento del numero di sfratti per morosità.

Il modello europeo verso i migranti che muoiono per oltrepassare le frontiere, per sfuggire alla guerra e alla povertà, è quello dell’indifferenza. Noi sappiamo che i fenomeni migratori sono strutturali e non emergenziali, con radici storiche precise e elementi di destabilizzazione politica ed economica nei quali l’Occidente e non solo ha precise responsabilità. Per questo vogliamo costruire una Toscana diversa, capace di programmare un sistema permanente di accoglienza che superi quello nazionale con politiche concrete di inclusione che favoriscano l’inserimento sociale e lavorativo. In particolare, va posta attenzione alla situazione dei richiedenti asilo e dei profughi per i quali si deve aumentare gradualmente il numero dei posti nel circuito SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) con una distribuzione in piccoli gruppi e su tutto il territorio per dare un sostegno professionale di alta efficacia e qualità, facilitando così il processo d’integrazione ed eliminando le attività lucrative fatte sul dolore delle persone.

Sì a un sistema che valorizzi le differenze e favorisca la conoscenza reciproca, consapevoli che il razzismo si nutre d’ignoranza.

Sì, la nostra convinzione è anche che una Regione aperta come la Toscana debba garantire il diritto di voto alle cittadine e ai cittadini stranieri alle elezioni amministrative e regionali.

Il modo migliore per promuovere la pace oggi è quello di sostenere i movimenti di cittadini e quelle istituzioni che lottano per sistemi laici e democratici, per i diritti fondamentali, per l’equità di genere, per uno sviluppo basato su sistemi economici locali dove le comunità (e per allargamento gli Stati) siano effettivamente in grado di esercitare un controllo ed una valorizzazione delle risorse locali.

La cooperazione internazionale non è neutra: deve includere la solidarietà e l'emergenza, ma deve poi tessere relazioni e azioni di sostegno sulla base di una scelta di campo, coerentemente con le scelte di modello economico, di democrazia, di partecipazione. La cooperazione può essere quindi usata per misurare la coerenza delle varie politiche regionali (ambientali, di promozione economica, di inclusione) rispetto alla prevalenza del rispetto dei principi di sostenibilità ambientale e sociale.

La cooperazione internazionale non è una politica ancellare (per proclami di pace o solo per l’emergenza), ma uno strumento fondamentale per meglio governare i moderni processi della globalizzazione e le sue ricadute negative (migrazioni, trattati commerciali come il TTIP, chiusure di imprese come conseguenza di delocalizzazioni di imprese multinazionali… e sono tutti esempi che la stessa Toscana ha già sperimentato).

Cooperazione Internazionale, politiche migratorie e diritti di cittadinanza rappresentano un triangolo che deve essere sempre più governato insieme. La base della solidarietà internazionale è il partenariato tra soggetti dei rispettivi territori. La cooperazione che lavora nei paesi d’origine degli immigrati favorisce soluzioni attraverso la collaborazione e lo scambio con le comunità locali, che vanno oltre l’intervento puntuale e aiutano a costruire relazioni permanenti.

Sì per rilanciare completamente la solidarietà internazionale: negli ultimi anni è mancata la guida politica ed è venuta meno una chiara visione della cooperazione di questa Regione, con una strategia integrata alle altre politiche sociali, economiche e ambientali.  Occorre dunque un assessorato regionale dedicato alla coerenza delle politiche e alla cooperazione, che permetta di riattivare la rete diffusa di organizzazioni presenti sul territorio toscano, e utilizzi la cooperazione come strumento per l’inclusione, governare meglio i processi migratori.

Sì ad una Regione attiva in prima linea alle promozione del dialogo, al confronto tra culture, a politiche attive per la promozione della pace a partire dal bacino del Mediterraneo che è il suo sbocco naturale.

Sì ad una "cittadinanza mediterranea",  per sostenere e costruire un rinnovato percorso (senza che questo escluda la possibilità di sostenere azioni o chi fa azioni in altri contesti) facilitando la collaborazione orizzontale delle società civili e in particolare a rafforzare le istanze di riforma degli accordi e delle politiche sul controllo delle frontiere e dei flussi migratori.

Sì ad una Regione che sostiene le aziende pubbliche e private per investire in alta tecnologia e nella riconversione ad usi civili (dal telerilevamento ambientale alla diagnostica) delle produzioni a scopi militari.

Sì alla riconversione integrale della base base militare di Camp Darby, oggetto di storiche manifestazioni per la pace, ad uso civile e la restituzione piena alla cittadinanza del territorio di ben 800 ettari di pineta e di macchia mediterranea, inserendola all’interno del Parco di San Rossore.

Sì anche alla proposta di Legambiente che riguarda la spiaggia di Tirrenia, confinante con un’oasi WWF, che era in concessione alla base militare e che ora è tornata in mano al Comune di Pisa. La spiaggia deve essere destinata a spiaggia libera anche per preservare le dune di Tirrenia. Le strutture sociosportive che il Comune di Pisa vorrebbe mettere a bando per farle costruire a ridosso della spiaggia possono essere realizzate invece nella zona del parcheggio retrostante.

La cultura è un bene comune fondamentale. È una risorsa collettiva che accresce occupazione, conoscenza e legame sociale, grazie ad un patrimonio diffuso in tutto il territorio. Un bene comune che, se ben gestito, può fungere da volano per il rilancio dell’economia regionale e può generare inclusione sociale e aggregazione. Una politica di sinistra per il patrimonio culturale è una politica capace di far leva sul patrimonio per costruire un futuro più giusto per tutti.


Gli ultimi decenni hanno, al contrario, visto una pianificata distruzione di questa forte garanzia democratica: il mancato turn over degli organici, il taglio progressivo dei finanziamenti e la delegittimazione sociale hanno messo in ginocchio ed emarginato la gran parte delle istituzioni culturali della Repubblica: archivi, biblioteche, musei, teatri. Così facendo, si sono dolosamente umiliate le ragioni della conoscenza, asservendo il patrimonio ad altri fini: non quelli di una vera economia della cultura capace di generare, allo stesso tempo, lavoro e cittadinanza, ma quelli un mercato senza regole e di una privatizzazione selvaggia. Contemporaneamente, la scuola pubblica è alla vigilia dello smantellamento, l'università sarà il prossimo bersaglio delle politiche ultraliberiste del governo, la distruzione dell'ambiente avanza a grandi passi. Tutto questo è accaduto anche in Toscana: basta guardare lo stato del Maggio Musicale e della Biblioteca Nazionale di Firenze, dell’Opificio delle Pietre Dure, le condizioni del centro storico di Pisa (con le sue grandi chiese chiuse ai cittadini), il naufragio del Santa Maria della Scala a Siena.

Le istituzioni pubbliche devono lavorare di comune accordo per creare una rete in grado di gestire al meglio i beni culturali, garantendo tutele e diritti al personale, creando un circolo virtuoso che migliora contemporaneamente costi di gestione, qualità e quantità dei servizi, qualità della vita per le lavoratrici e i lavoratori del settore.

Attualmente, le politiche regionali in materia di beni culturali si stanno orientano verso la concentrazione di ingenti risorse su grandi eventi. Al contrario, noi crediamo che esse vadano rioerientate verso un capillare sostegno alle istituzioni diffuse sul territorio che quotidianamente generano cultura e sapere.

D'altra parte, la stessa Regione Toscana nel 2012 ha varato un'assai equivoca «Magna Charta del Volontariato per i Beni Culturali»: la premessa al più radicale disimpegno pubblico, una programmatica rinuncia alla professionalità e alle competenze della tutela e della conoscenza del patrimonio culturale. E se è vero che, alla fine, la sollevazione dell'opinione pubblica ha permesso di approvare il Piano regionale del paesaggio, è anche vero che nel 2014 il la quota del territorio cementificato in Toscana supera la media nazionale (dati Ispra 2015).

Il governo regionale della Toscana non ha il potere di invertire la rotta della politica nazionale: ma può e deve dimostrare che un altro modo di governare la cultura è possibile. Occorre davvero cambiare pagina: perché solo se il patrimonio torna a produrre conoscenza e libertà intellettuale attraverso il lavoro, esso torna al servizio dei cittadini e della vita democratica.

È necessario impegnarsi perché siano sempre più accessibili i 666 musei, le aree archeologiche e i complessi monumentali aperti al pubblico in Toscana.

È urgente superare la forte dialettica tra i grandi musei (Uffizi, Accademia, Torre di Pisa, Duomo di Siena,  ecc.) assaltati dai turisti e pressoché inaccessibili alle cittadine e ai cittadini anche solo per motivi di sovraffollamento e i musei "minori" (sistemi museali d’ateneo, scavi archeologici, edifici antichi, pievi di campagna), che costituiscono un inestimabile patrimonio storico-artistico. È perciò necessario stanziare fondi a sostegno di questi musei “minori” e diffusi sul territorio garantendo loro la possibilità di continuare a sviluppare proposte culturali.

Insieme alle centinaia di biblioteche civiche, agli archivi, ai teatri di provincia, questo immenso patrimonio non solo rappresenta un presidio di cultura diffusa in tutta la Toscana, ma può anche divenire un baluardo contro l'impoverimento sociale ed economico delle comunità. Questi centri del patrimonio diffuso possono divenire luoghi di fruizione della cultura per tutte e tutti, ma anche luoghi di aggregazione, di incontro, di socialità. E possono essere il terreno fertile su cui sviluppare nuove esperienze cooperative, favorendo, con opportune politiche del lavoro e con sostegni pubblici (anche europei), la nascita di forme d’imprenditoria giovanile e creativa che possano contrastare il monopolio delle grandi lobby che in questo momento controllano i servizi nei grandi musei italiani.

Inoltre, i luoghi della cultura capillarmente diffusi possono diventare presìdi di inclusione sociale, in cui agire politiche di inclusione sociale rivolte alle fasce deboli della popolazione - anziani, disoccupati, diversamente abili, immigrati. La cultura diffusa può anche essere il terreno in cui si favoriscono nuove professioni legate alla comunicazione, al web, all'informatica, al benessere e alla salute. Inoltre, il sistema museale, quello bibliotecario, il patrimonio architettonico, i siti archeologici, il teatro e le produzioni locali, i cinema, le attività di restauro e di studio, l’editoria e molto altro ancora sono ambiti in cui si può e si deve valorizzare l’incontro tra la competenza scientifica e l’iniziativa territoriale. La cultura costituisce l’essenza stessa della natura della Toscana e come tale deve essere al centro dell’interesse della Regione.

Occorre un grande lavoro di coordinamento tra le istituzioni che operano nel settore, con la capacità di elaborare progetti di lungo respiro che mettano insieme l’individuazione delle emergenze culturali, lo svolgimento delle attività di ricerca, la progettazione degli interventi di recupero e valorizzazione, fino all’organizzazione dell’attività di esposizione e fruizione pubblica del lavoro svolto.

Sì, in Toscana possiamo uscire dalla crisi proprio ripartendo dalla valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

Nel 2014 la Giunta Rossi ha deciso di togliere i finanziamenti all'Accademia della Crusca (un luogo di produzione della conoscenza dove lavoravano, tra gli altri, trenta precari) e di finanziare invece il grande mostrificio di Palazzo Strozzi a Firenze, un luna park mantenuto con soldi pubblici ma gestito da privati.

"Sì" vuole fare esattamente il contrario: utilizzare la leva dei finanziamenti regionali (e dei fondi europei) per far crescere una realtà alternativa, creando un sistema di certificazione della sostenibilità sociale dei progetti culturali.

Sì alla formazione di cooperative ed esperienze di autogestione di lavoratori della conoscenza (per esempio giovani storici dell'arte e archeologi) cui affidare musei e siti monumentali, in convenzione con le soprintendenze  e le università toscane, purché ciò non corrisponda ad un disinvestimento o ad un disimpegno del settore pubblico, come invece proposto dal protocollo fra ANCI e Ministero del Lavoro che ha liberalizzato il lavoro gratuito negli Enti pubblici.


Sì a modelli di parchi misti sul modello di quello della Val di Cornia, puntando all'autosostenimento economico.


Sì a progetti di formazione che rendano quotidiani i rapporti tra scuole, patrimonio, paesaggio. 

 Sì a finanziare progetti di start up giovanili che lavorino sul nesso conoscenza-cittadinanza. 

 Sì a rimettere le biblioteche al centro della vita dei centri storici, cofinanziando estensioni degli orari e aperture notturne. 

 Sì a finanziare eventi e mostre solo se si tengono in contesti da recuperare sul piano economico, sociale, culturale. 

 Sì ad aiutare la prosecuzione e la stabilizzazione di esperienza di gestione culturale ispirata al modello dei beni comuni: come, per esempio, quella Teatro Rossi di Pisa. 

 Sì al recupero di monumenti abbandonati, favorendone una gestione dal basso. 

 Sì a rinsaldare il nesso tra paesaggio e patrimonio storico e artistico investendo sul recupero di complessi storici legati alla produzione agricola, rimettendoli in grado di funzionare secondo un modello equo e sostenibile.

La formazione culturale e professionale dei giovani, oltre che essere un diritto costituzionale, è una condizione essenziale per lo sviluppo di una società moderna. L’istruzione va garantita a tutti, mettendo a disposizione una rete di istituzioni scolastiche pubbliche e laiche, dall’infanzia in avanti, che siano qualificate ed adeguatamente attrezzate. La Regione Toscana, in questo, ha operato “al minimo”: disciplinando i servizi educativi per l’infanzia (0-3), affrontando in via sostitutiva dello Stato il problema delle liste d’attesa nelle scuole dell’infanzia, ma per il resto rinunciando a un ruolo forte sulla scuola, da quella dell’infanzia in su, restando nel perimetro delle competenze stabilite dallo Stato, senza porsi obiettivi più importanti. Avrebbe potuto, la Regione, assumere un ruolo più deciso nell’organizzazione scolastica e sugli istituti professionali, come le consentiva l’attuale Costituzione. Ma la scuola non è mai entrata in pieno nella visione della nuova Regione, è stata sempre una piccola competenza. Ve ne è traccia nella stessa legislazione, legata a una immaginifica visione della continuità dall’infanzia al lavoro all’Università. La riforma costituzionale del Governo Renzi fa ulteriori passi indietro nelle competenze regionali, sia rispetto alla scuola sia rispetto alla stessa formazione professionale. E invece, la nuova Regione merita di essere la Regione dell’istruzione.

Anche dal punto di vista delle strutture non possono essere dilazionati o rinviati tutti gli interventi necessari alla messa in sicurezza ed all’adeguamento funzionale e normativo di edifici che spesso denunciano i lunghi anni di esistenza che si portano addosso. Va garantita, inoltre, la formazione continua e la lotta alla dispersione scolastica.  L’accesso a tutti i livelli di istruzione è un diritto inalienabile che viene oggi apertamente attaccato, come dimostrano i dati della riduzione degli iscritti alle Università e di abbandoni scolastici nelle scuole superiori.

Sì, la regione può fare molto per la scuola e l’università, la ricerca. Innanzitutto gli interventi per la riqualificazione del patrimonio edilizio, che da troppo tempo è lasciato a se stesso, privo di manutenzione e di adeguamenti che consentano una gestione più economica, e poi migliorando i servizi per il diritto allo studio, non solo universitario.

Per il diritto allo studio universitario occorre agire direttamente sui costi a carico delle famiglie, aumentando il numero dei posti letto pubblici - soprattutto con forme concertate di recupero dell’esistente patrimonio sfitto - migliorando i servizi mensa ed in generale tutte le strutture di supporto. Non si può assistere senza reagire al calo degli studenti universitari che si sta registrando negli ultimi anni. In particolare, sosteniamo il Manifesto per il Diritto allo Studio promosso dalle associazioni studentesche più rappresentative degli atenei toscani, che esprime preoccupazione per gli effetti che avranno in Toscana i tagli operati dal governo Renzi attraverso lo Sblocca Italia e il patto di stabilità, e rivendica misure più avanzate per il diritto all’abitare, una ristorazione pubblica e di qualità e il diritto alla mobilità. Il diritto allo studio universitario va sostenuto con i fondi integrativi regionali (senza i quali non è possibile coprire tutti gli idonei) per garantire le borse di studio a tutti i capaci e meritevoli ma privi di mezzi, come sancito dalla Costituzione, anche attraverso la fasciazione progressiva del contributo regionale (tassa ora fissa per tutti a 140€). La Regione deve garantire di mantenere tutte le strutture e i servizi garantiti attualmente dal diritto allo studio universitario e di definire e finanziare  i LEP (livelli essenziali delle prestazioni) in maniera estensiva, nei futuri tavoli tra ministero e Regioni. Così come per la sanità, bisogna infatti scongiurare le esternalizzazioni, funzionali solo a garantire profitti ai privati attraverso il project financing.

Una regione come la Toscana non può non valorizzare la natura di poli universitari di alcune delle sue città più importanti. Gli studenti non possono essere considerati, all’interno delle città, come un problema di ordine pubblico: sono, invece, una risorsa, senza cui la Toscana non potrebbe vivere. Il meccanismo va ribaltato, valorizzando la componente studentesca all'interno delle città universitarie tramite estensione di diritti come voto, assistenza sanitaria, sconti o abbonamenti integrati sul trasporto gomma/rotaia, accesso agevolato a spazi diffusi di socialità che favoriscano l’incontro e non lo scontro con i residenti: strumenti di piena cittadinanza atti a costruire un vero reddito per i soggetti in formazione.

Le università, inoltre, possono diventare attori di sviluppo per tutta la regione, a partire da alcune semplici iniziative, come l’integrazione tra le università e i sistemi museale e bibliotecario regionale, la creazione di tavoli di concertazione fra atenei ed enti locali, la valorizzazione dell'innovazione e della ricerca con la salvaguardia delle quote pubbliche dei poli tecnologici come quello di Navacchio (PI).

Gran parte della popolazione toscana vive, lavora, studia nelle periferie dei piccoli e grandi centri storici. Tanta attenzione per la nostra identità storica, per i mille campanili della Toscana e poca attenzione per le condizioni materiali in cui oggi vivono i cittadini toscani.

Oggi occorre porre un alt definitivo al consumo di suolo agricolo contenendo al minimo l’uso del suolo anche per nuove opere pubbliche. C’è un patrimonio edilizio esistente, di proprietà pubblica o privata, che può essere recuperato e risanato, più che sufficiente per coprire il nuovo fabbisogno abitativo o per insediamenti sociali, produttivi e commerciali.

Un patrimonio dismesso o dismettibile, anche di qualità architettonica, che deve diventare il volano della riqualificazione delle periferie, di un nuovo equilibrio dei pesi urbanistici nei centri abitati, impedendone così l’abbandono al degrado e all’incuria generale, o peggio ancora ai soli appetiti speculativi che si traducono in soluzioni intensive che aggravano le contraddizioni che oggi scoppiano nelle aree urbanizzate.

La regione deve mettere in atto un grande progetto di riqualificazione urbanistica che costituirebbe una grande e diffusa occasione di lavoro per tecnici, professionisti; piccole e medie imprese e lavoratori del settore dell’edilizia, in alternativa alla logica delle grandi opere inutili, dannose, costosissime e che favoriscono corruzione e malaffare.

Altro che grandi opere! Questa è un’opportunità di intervento diffuso con il minimo impatto sul paesaggio, di riqualificazione dell’edilizia, di valorizzazione delle periferie, con il massimo ritorno sul piano occupazionale.

SI’, a nuove soluzioni amministrative e tecniche che deve vedere coinvolti i comuni e gli operatori del settore e le forme di auto-organizzazione collettive dei cittadini. La capacità di redigere piani urbanistici di recupero del patrimonio edilizio esistente, con anche interventi di natura pubblica, è condizione essenziale per riprendere il controllo della gestione del territorio.

In questo contesto, la salvaguardia del territorio di fronte al rischio idrogeologico dev’essere una priorità. Il paesaggio toscano non è solo un regalo della natura, è il frutto di un paziente e lungo lavoro dell’uomo. L’esposizione al rischio geologico, purtroppo, rappresenta una delle caratteristiche intrinseche del nostro paese a causa della sua conformazione geologica. I fenomeni che hanno portato all’attuale struttura del territorio italiano fanno sì che le agenzie internazionali di valutazione del rischio geologico collochino al secondo posto nel mondo l’Italia come nazione ad alto rischio, preceduta solo dal Giappone.

Di fronte a questo rischio, invece di limitarci alla (giusta e necessaria) protezione civile, dobbiamo iniziare una massiccia opera di prevenzione civile, basato sulla conoscenza del territorio, sia diretta sia costruita attraverso studi sul passato geologico del territorio, ricavabile sia da archivi storici che dalla memoria raccolta attraverso interviste ai testimoni degli eventi; sul coinvolgimento diretto delle realtà locali nella costruzione di una memoria del territorio condivisa; sulla diffusione dei comportamenti necessari ad anticipare e limitare i danni possibili legati a un evento naturale.

SI’, per un piano di prevenzione civile: la difesa e la valorizzazione del territorio, degli insediamenti urbani e delle colture agricole costituiscono un elemento fondante della qualità ambientale della Toscana.

Il trasporto privato è la causa principale di inquinamento nei centri abitati. Ridurre la necessità al trasporto privato, spostare quote consistenti di viaggiatori sul trasporto pubblico significa recuperare la qualità atmosferica dei centri urbani a partire dalla piana fiorentina e dalla grande continuità territoriale della valle dell’Arno, da Arezzo a Pisa dove vivono i due terzi dei toscani-, si tratta anche di risparmiare i costi derivanti dalle conseguenze sulla salute umana dell’inquinamento, migliorare le condizioni di vita di lavoratori e studenti.

Il bando per la gestione unica dei servizi di trasporto pubblico locale a livello regionale è una risposta dirigistica che elude il problema dell’aderenza del servizio alle specifiche realtà locali. Occorre riprendere, dunque, il ragionamento su una gestione del servizio che tenga conto delle specificità dei territori.

Sì, siamo per riaffermare una gestione pubblica del Trasporto Pubblico Locale, per ricollocarlo su più adeguati ambiti territoriali, così che la sua gestione sia più vicina ai cittadini, alle loro esigenze e al loro controllo democratico. La politica di Rossi e del centrosinistra invece è stata quella di accentrarli, di favorire la gestione tramite Spa, delle gare europee, di favorire la crescita di Spa pubblico-private fino alla loro quotazione in borsa. E' una visione profondamente sbagliata che affida al mercato la gestione dei servizi pubblici essenziali; è una visione che affida al pubblico soltanto un ruolo marginale; le Spa diventano i soggetti forti che decidono tutto.

Sì, siamo a fianco dei lavoratori del settore del trasporto pubblico per difendere i diritti contrattualmente acquisiti e appoggiamo le loro rivendicazioni per la difesa della qualità del lavoro nella prospettiva di ricostruire una forte e qualificata gestione pubblica del trasporto locale in Toscana.”

Ci pronunciamo con decisione contro il sottoattraversamento dell’Alta Velocità a Firenze, contro l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola, contro l’autostrada tirrenica, contro il progetto ANAS “assi viari di Lucca”. Con questi soldi molti miglioramenti si possono fare per le reti e le infrastrutture del trasporto pubblico locale.

Garantire oggi la mobilità significa garantire il diritto al lavoro, alla salute, allo studio alla casa.

Abbiamo una rete ferroviaria capillare su tutta la Toscana che oggi via, via viene dismessa. Dobbiamo rovesciare questa politica e realizzare un moderno ed efficiente trasporto metropolitano toscano di superficie, interconnesso con il servizio degli autobus.

SI’, per i cittadini, i pendolari, gli studenti è possibile viaggiare con un trasporto pubblico efficiente, veloce, puntuale e comodo.

SI’, ad una rete di trasporti pubblici efficienti, con una giusta integrazione tra rotaia e gomma, e dando la priorità ai servizi per i pendolari.

SI’, quindi, ai raddoppi dei tratti ferroviari a binario unico ed al cadenzamento orario dei treni; ad un incremento dei servizi degli autobus; al recupero delle risorse che ci sono rinunciando al sottoattraversamento di Firenze per destinare gli investimenti al trasporto ferroviario regionale; ad ogni forma di mobilità alternativa, dai mezzi in sede propria alla diffusione dell’uso della bicicletta, alle forme di condivisione di mezzi privati, per combattere il congestionamento del traffico automobilistico.

I cittadini aspettano ancora l’attuazione del referendum  per la ripubblicizzazione del servizio idrico e degli altri servizi pubblici locali. Per questo vogliamo aprire un percorso che rimetta la gestione dell’acqua nelle mani delle comunità locali, come avvenuto in grandi città europee come Parigi, ritornando alla gestione pubblica del servizio, dando priorità alla manutenzione delle reti, all’eliminazione delle perdite, alla depurazione.

Soprattutto riprendere il controllo delle tariffe, che sono aumentate a dismisura a causa dei profitti privati, portando la Toscana ad essere la regione con le tariffe più alte d’Italia. Se ben tutelato e mantenuto, il patrimonio idrico della Toscana è più che sufficiente a coprire il fabbisogno previsto, senza ricorrere a nuove dighe o lunghe canalizzazioni sostenute dall’Autorità Idrica Regionale. Allo stesso modo, occorre dare priorità alla cura e alla manutenzione degli impianti e delle infrastrutture esistenti, senza mettere in cantiere grandi opere costose, dannose e speculative.

Applicando il principio di cautela, si deve imporre uno stop deciso alla realizzazione di nuovi impianti geo-termoelettrici, quando interferiscono sulla quantità e la qualità delle acque potabili di un territorio, come nel caso dell’Amiata.

SI’, l’acqua è un bene pubblico che va sottratto alla speculazione privata.

Anche nella nostra regione è prevalsa la logica dell’accentramento gestionale e dell’intervento massiccio del privato nella gestione della raccolta e dello smaltimento.

Poco importa se in generale siamo da anni fermi a percentuali di raccolta differenziata che superano di poco il 40%. Per far rendere attivi i bilanci delle aziende si preferisce spingere sull’incenerimento (lucrando sugli incentivi alla produzione di energia elettrica) anziché sviluppare un’azione che punti decisamente alla riduzione dei rifiuti ed alla loro valorizzazione come materia prima secondaria. Continuano ad esserci programmi di costruzione di nuovi inceneritori, quando nell’Europa più avanzata questa soluzione è ormai abbandonata.

Ci opponiamo alla costruzione di nuovi inceneritori che rappresentano una tecnologia obsoleta e di cui è provata la nocività anche a lunga scadenza e vogliamo che la Regione Toscana aderisca in maniera netta alla strategia “rifiuti zero”. Un impianto di incenerimento significa, infatti, impiccare le comunità a mutui di lunga durata e condannare i cittadini a pagare un servizio carissimo, con ricadute occupazionali bassissime. Contestiamo la rinuncia che sottosta alla strategia degli inceneritori: rinuncia a perseguire strategie di drastica riduzione dei rifiuti, cessione di sovranità verso l’economia privata dei rifiuti (che impone logiche di profitto, costruzione di mega impianti e loro perenne alimentazione).

SI’, ad invertire l’ordine delle priorità: investimenti in impianti che privilegiano soluzioni a basso costo e ad alte ricadute occupazionali. Questo significa potenziare il porta a porta e spingere al massimo sulla raccolta differenziata. Questo significa sviluppare la filiera delle materie prime seconde.

SI’, siamo convinti che una gestione più vicina ai cittadini possa consentire di diminuire la produzione dei rifiuti, considerando al contempo i rifiuti prodotti una risorsa, che consenta di accrescere l’occupazione sviluppando una raccolta differenziata puntuale e che tragga benefici economici dal riciclo di carta, vetro, plastica, lattine ed ogni altro materiale suscettibile di essere riusato consentendo un risparmio consistente di materie prime.

SI’, anche questo settore deve essere governato sulla base della prevalenza del principio dell’interesse collettivo. Aziende sempre più lontane dal cittadino in cui anche i comuni non contano più niente non sono in grado di esprimere una visione generale e lungimirante.

La Toscana ha il dovere di contribuire a combattere l’effetto serra e i devastanti effetti climatici che più volte hanno colpito anche il nostro territorio. Risparmio energetico ed energie rinnovabili sono le due strategie chiave, ripensando in questa luce quello che è stato complessivamente fatto in questi anni. L’obiettivo del risparmio energetico non è però compatibile con la natura di aziende di distribuzione che lucrano sulla quantità di prodotti energetici che riescono a vendere.

SI’, è necessario affrontare una revisione radicale delle aziende energetiche, a cui dovrà essere affidata la priorità dell’intervento per l’uso razionale dell’energia. Per questo non possono più essere lasciate lavorare in una logica di mero profitto.

SI’, la Regione Toscana deve elaborare e contribuire a finanziare un grande progetto di riqualificazione energetica di tutto il patrimonio immobiliare pubblico (scuole, palestre, uffici pubblici), incentivando la riconversione energetica del patrimonio privato. Con interventi a tutto campo che vadano dalla sostituzione delle fonti energetiche (geotermia a bassa entalpia, impianti a biomasse) all’ottimizzazione dell’uso delle fonti esistenti (cogenerazione e teleriscaldamento), dal rendimento e dall’isolamento termico degli edifici (pannelli radianti, pareti e infissi isolanti) all’istallazione di pannelli solari (termici, per la produzione di acqua calda, fotovoltaici, per la produzione di energia elettrica).

La Regione dovrebbe inoltre introdurre norme ed incentivi che inducano un’istallazione generalizzata di pannelli solari fotovoltaici su tutti i tetti dei capannoni industriali ed agricoli e l’uso di ogni altra forma di energia rinnovabile in tutto il patrimonio edilizio esistente. La Regione può inoltre favorire l'auto produzione e le reti locali di energia, sostenendo la diffusione di cooperative di consumatori-produttori di energia.

Ecco un’altra grande opera distribuita sul territorio, che darebbe occupazione a progettisti e lavoratori con grande preparazione professionale, consentirebbe un notevole risparmio sulla bolletta energetica degli enti pubblici, delle aziende e delle famiglie e produrrebbe un evidente beneficio ambientale.

La Toscana si identifica con il suo paesaggio fatto di biodiversità e agricoltura di qualità, un patrimonio inestimabile di boschi, parchi e aree protette, frutto di un’antropizzazione secolare che ne fa un territorio unico.  Una grande mobilitazione sociale e culturale, e l’impegno della Sinistra, hanno sostenuto l’approvazione del Piano Paesaggistico che permette, finalmente, un’effettiva difesa e valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente nel territorio regionale. Purtroppo le pressioni lobbistiche hanno consentito di indebolirne o rendere inefficace l’applicazione in alcune aree di particolare pregio e vulnerabilità, situate principalmente nel territorio delle Alpi Apuane. Siamo impegnati a difendere e sostenere questo piano, minacciato dalla politica miope e affaristica dello Sblocca Italia, ma anche a migliorarne i contenuti nelle parti ancora carenti, affinché l’interesse pubblico e i diritti collettivi possano prevalere sulla speculazione e sul profitto.

In questo contesto non debbono mancare le opere diffuse di salvaguardia dei corpi idrici e di contenimento di movimenti franosi: il paesaggio toscano non è un regalo della natura, è il frutto di un paziente e lungo lavoro dell’uomo. La manutenzione e la cura del territorio diventano ancora più importanti nell’ottica dell’attuale cambiamento climatico che ci riserva improvvisi e imprevisti eventi atmosferici.

SI’, la Regione deve anche farsi carico della cura e della manutenzione del territorio, dalla pulitura degli argini dei fiumi a quella dei boschi: ciò contribuirebbe ad evitare i disagi e le inondazioni che colpiscono la Toscana ad ogni evento piovoso provocando danni economici consistenti a famiglie, lavoratori e territorio.

Una Regione all’avanguardia è un territorio e una comunità che proteggono l’ambiente e difendono i diritti degli animali. In questi anni si sono fatti dei passi avanti, ma ancora troppo deboli. Oltre a promuovere una gestione faunistica che non sia in funzione delle lobby pro-caccia (come le deroghe al piano venatorio e l’uso di esche vive) ma rispetti gli ecosistemi, i boschi, i parchi e la vita; vogliamo una politica attiva che favorisca la ricerca senza l’uso di sperimentazione animale, la diffusione di diete vegan nelle mense pubbliche e in generale uno stile di vita più in sintonia con la natura.

SI', intendiamo farci carico di un progetto globale e partecipato per il territorio delle Apuane che costituisce un ambito territoriale, paesaggistico e, con i suoi giacimenti marmiferi, economico unico al mondo, attraverso la valorizzazione delle sue ricchezze naturali e dei saperi delle sue popolazioni. Un progetto che superi l’attuale, insostenibile sfruttamento della montagna, da parte di una cerchia di imprese monopolistiche del marmo e del carbonato di calcio.

Il paesaggio e l’agricoltura sono il biglietto da visita della Toscana nel mondo: va sviluppata la filiera corta in Toscana e dalla Toscana verso l’estero, con la diffusioni su tutto il territorio dei mercatali dell’agricoltura tipica e di qualità, dei suoi lavorati da offrire ai nostri stessi concittadini e ai turisti che soggiornano.

E’ necessario favorire, anche attraverso progetti europei, l’accesso alla terra ed alle superfici demaniali sia per i giovani sia per disoccupati e inoccupati che chiedono di tornare a lavorare nell’agricoltura. Occorre inoltre agevolare la nascita e lo sviluppo delle giovani aziende agricole, aiutandole a munirsi delle dotazioni meccaniche necessarie alla loro attività. La regione può anche promuovere forme di gestione collettiva di terreni pubblici, come i Community Land Trust anglosassoni, sia nelle aree rurali, sia in quelle urbane.

La Toscana vanta un’agricoltura di pregio i cui prodotti si distinguono per qualità e gusto. Lo sviluppo dell’agricoltura e la difesa del paesaggio devono andare di pari passo. Per questo vanno seguite con particolare attenzione le trasformazioni agrarie che interessano le grandi aziende, soprattutto vitivinicole, ad evitare interventi che snaturino il territorio.

SI’, vogliamo difendere e sviluppare l’economia agricola regionale, perché solo questo garantisce di salvaguardare attivamente il paesaggio toscano.

SI’, vogliamo favorire lo sviluppo di un’agricoltura contadina e sostenibile, con uno spazio sempre più ampio alle coltivazioni biologiche ed alle tecniche tradizionali, che costituiscono il valore aggiunto fondamentale per assicurare agli operatori un adeguato reddito.

Il turismo è una risorsa fondamentale dell’economia toscana. Le città d’arte, le località di mare e l’agriturismo attraggono turisti da ogni parte del mondo. Serve però un vero governo del settore, che sappia sviluppare tutte le sinergie possibili: turismo e cultura, turismo e gastronomia, turismo e tradizioni locali. E’ necessario inoltre agevolare un flusso turistico meno veloce e più consapevole, a minore impatto. Il turismo deve trovare anche un riferimento non occasionale nell’artigianato locale di qualità.

SI’, va ripensato il sistema della promozione, sostenendo i singoli territori nel loro encomiabile sforzo di valorizzare le proprie specificità e ricchezze ed offrendo una cornice regionale capace di renderli visibili a livello globale.

SI’, la difesa e la valorizzazione del territorio, degli insediamenti urbani e delle colture agricole costituiscono un elemento fondante della qualità ambientale della Toscana e devono diventare il nuovo volano per un turismo “slow”, al quale offrire soluzioni diffuse sul territorio, economiche, naturalistiche e di qualità.

Dal punto di vista della tutela delle libertà individuali e della concessione di fondamentali ed elementari diritti civili, l’Italia è oggi bloccata da spinte reazionarie: la legge 194 sull’aborto è limitata nella sua applicazione da un’opportunistica esplosione dell’obiezione di coscienza negli ospedali, mentre una costante campagna omofoba impedisce il riconoscimento dei diritti degli omosessuali e dei transessuali.

L'Italia è l'ultimo paese in Europa in termini di diritti civili per le minoranze sessuali: le persone lgbti* non hanno diritti che nel resto d'Europa sono acquisiti da anni. Nel nostro paese manca una legge contro l'omotransfobia, non esiste l'aggravante per i crimini d'odio perpetrati per orientamento sessuale e identità di genere. Le persone lgbti non vedono riconosciuta la propria affettività, né come singoli, né come coppie: in Italia non esiste una legge che riconosca e tuteli le famiglie di fatto. Il nostro paese è ancora lontano dalla piena equiparazione dei diritti delle famiglie di fatto: oggi alle persone dello stesso sesso è ancora negato l'accesso al matrimonio civile. Dagli ultimi dati ufficiali i figli che vivono in famiglie omogenitoriali in Italia sono almeno 100.000: 100.000 bambini che non hanno gli stessi diritti degli altri.

SI', Toscana a sinistra propugna la laicità dello Stato e il rispetto delle libertà individuali, perché è da qui che discende il diritto di ognuno a decidere della propria vita in ogni suo aspetto ed in ogni fase, fino alla fine, anche in caso di testamento biologico.

Le donne hanno pieno diritto a scegliere liberamente in merito alla propria sessualità, maternità e salute riproduttiva. La libertà della donna esige la piena applicazione della legge 194 e la cancellazione della legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita (peraltro già scardinata da tanti ricorsi in via giudiziaria). Grazie alla spinta dei movimenti e dei partiti di sinistra, la Toscana è oggi all’avanguardia per l’accesso alle tecniche di riproduzione assistita e all’aborto farmacologico, per l’uso terapeutico della cannabis, per la registrazione nella tessera sanitaria del proprio testamento biologico. Questo percorso innovatore rischia oggi d’interrompersi a causa dell’attacco conservatore in atto, in linea con l’opacità che il governo nazionale mantiene in tema di diritti civili.

La società contemporanea ha di fronte due nuove sfide. In primo luogo, l’accettazione che alla “famiglia” tradizionale, fatta da un uomo e una donna, si sono sostituite “le famiglie” e nuove modalità di relazione tra le persone che vanno regolate nel pieno rispetto di ogni scelta e di ogni orientamento sessuale. La regione deve contribuire a equiparare i diritti della coppie di fatto, di omosessuali e delle famiglie arcobaleno a quelli delle coppie eterosessuali, senza alcuna discriminazione. In secondo luogo, occorre introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado una forte iniziativa sull’educazione alla differenza, per agire contro le radici delle violenze, del bullismo e della sopraffazione maschile; contrastare ogni tipo di discriminazione razziale, religiosa e basata sugli stereotipi sessisti e sui sentimenti di paura verso l’altro.

Noi non vogliamo persone, cittadine/i e famiglie di serie B, ma la parità dei diritti per tutte/i. Noi siamo per nuovi fondi della Regione Toscana per i programmi scolastici che contrastino l'omotransfobia e promuovano una cultura inclusiva delle differenze; nuovi fondi della Regione Toscana nel piano sociosanitario per la formazione del personale sulle tematiche lgbti; un osservatorio permanente operativo riguardo le discriminazioni basate su identità di genere e orientamento sessuale; nuove misure efficaci che contrastino esclusione e discriminazione nell'accesso e nella permanenza nel mercato del lavoro; una forte presa di posizione per il pieno riconoscimento e la parità dei diritti di tutte le forme familiari basate su legami di affettività, reciprocità e solidarietà.

Vogliamo una Toscana che metta al centro della propria azione la trasparenza amministrativa e la partecipazione diretta dei cittadini, promuovendo percorsi di bilanci partecipativi e di democrazia deliberativa e forme di controllo cittadino nella gestione delle aziende pubbliche. L’attuale crisi economica si accompagna ad un pericoloso regresso dei margini di democrazia: usando l’alibi dell’efficienza e della governabilità, il governo Renzi ha lanciato un attacco senza precedenti ai principi costituzionali. La nuova legge elettorale e la riforma del Senato restringono di fatto gli spazi di partecipazione democratica. Il governo centrale taglia sempre più risorse economiche agli enti locali, rendendoli incapaci di fornire risposte adeguate ai bisogni dei cittadini. La cattiva riforma delle province crea inoltre ulteriore confusione e difficoltà nel governo di infrastrutture e servizi (strade, edifici scolastici).

SI’, la regione Toscana deve agire con decisione per invertire questa tendenza. Decentramento e gestione territoriale dei servizi sono un obiettivo fondamentale in un processo che voglia salvaguardare la democrazia e la partecipazione.

SI’, siamo per la revisione dell’attuale legge elettorale regionale, frutto di un accordo tra PD e Forza Italia, che sacrifica sull’altare della governabilità il diritto dei cittadini ad eleggere in modo veramente libero i propri rappresentanti. Occorre salvaguardare in via prioritaria i principi della rappresentanza e della proporzionalità, in piena attuazione dei principi costituzionali.

SI’, all'ascolto e coinvolgimento dei comitati e delle realtà di base attivi sul territorio sui temi sociali, del lavoro, del territorio e attenzione alle vertenze.

SI', a una legge che attivi veramente forme di democrazia partecipativa: i cittadini devono tornare ad essere i protagonisti della vita pubblica. Esperienze come il “bilancio di genere” non sono, infatti, coloriture folkloristiche, ma seri allegati ai bilanci previsionali degli Enti Locali affinché l’uguaglianza si traduca in effettivi impegni. Lo stesso vale per i budget partecipati delle comunità di quartiere, che vanno implementati sulla base dell’esperienza francese del débat public, soprattutto con l’integrazione delle componenti sociali dei domiciliati non residenti: sono questi gli strumenti reali con cui ottimizzare la qualità deliberativa degli istituti della Legge Regionale sulla Partecipazione per tradurre la sovranità popolare in integrazione civica.

SI’ alla reale trasparenza amministrativa, che renda disponibili tutte le informazioni su appalti e bilanci della regione, attraverso semplice consultazione disponibile per tutti e la predisposizione di open data.

La crisi del modello toscano è strettamente legata alla subalternità della politica ai poteri economici. Il legame tra politica e affari riduce le differenze tra i partiti, distrugge la credibilità delle istituzioni e polverizza risorse pubbliche senza alcun vantaggio per i cittadini. Questo meccanismo va rotto una volta per tutte. La Regione dev’essere presa e restituita ai cittadini, attraverso meccanismi di partecipazione democratica e nuove regole sulla trasparenza della spesa pubblica. La gestione degli appalti pubblici, la revisione del sistema bancario e la lotta alle infiltrazioni mafiose sono una parte fondamentale del nostro progetto di cambiamento.

Sì, siamo per una profonda revisione della legge nazionale sugli appalti e sulle regole che li governano anche in Regione Toscana. Le modalità di affidamento degli appalti d’opera e quelli di servizio vanno radicalmente cambiate: occorre fermare il massimo ribasso, garantire eguaglianza di diritti e di retribuzione a parità di lavoro. E’ necessario avviare un processo di reinternalizzazione dei lavoratori in appalto, con clausole di salvaguardia, e dei servizi. E’, inoltre, dimostrato che i lavori in appalto costano di più di quelli gestiti direttamente da un sano sistema pubblico.

La disastrosa gestione del Monte dei Paschi di Siena sia del precedente management con errori e gravi irregolarità, sia dell’attuale che ha tagliato soprattutto i costi relativi al personale senza recuperare redditività e patrimonialità, ha causato un’enorme perdita di valore di un patrimonio della comunità locale e la conseguente indisponibilità per il sostegno all’economia, al settore sociale e culturale. Siamo contro qualsiasi fusione, per il mantenimento direzionale a Siena e, in via transitoria, l’ingresso statale nel capitale di MPS.

La Regione deve farsi protagonista, inoltre, di un percorso di ricostruzione di un sistema bancario regionale autonomo ed in grado di agire significativamente nei processi economici della Toscana.

La Toscana non è immune dalla presenza di infiltrazioni mafiose, forse non ancora radicate ma già ramificate sul territorio in diversi ambiti: appalti, movimenti economici sospetti, narcotraffico, tratta di esseri umani, discariche abusive. "La Toscana, come le altre regioni del centro-nord, è oggetto di continue e crescenti mire espansionistiche da parte di molteplici organizzazioni criminali, alcune inquadrabili nell'ambito delle cosiddette 'mafie classiche'; altre ricadenti nella sfera delle cosiddette 'nuove mafie', composte per lo più da cittadini stranieri che mirano anche ad accaparrarsi settori dell'economia cosiddetta legale per riciclare e far fruttare il denaro proveniente dalle attività criminali": in Toscana, "si sono sviluppati i meccanismi tipici di infiltrazione delle mafie nei circuiti dell'economia legale" (Relazione della Direzione nazionale antimafia  luglio 2013-giugno 2014).

Non possiamo dunque permettere che la nostra regione rimanga ferma ad una cornice legislativa regionale di oltre quindici anni fa (10 marzo 1999, n. 11). Occorre un quadro normativo aggiornato di cui la lista Sì - Toscana a Sinistra si farà promotrice, impegnandosi anche a rendere finalmente operativo l'Osservatorio regionale sulle infiltrazioni, che per ora agisce solo sulla carta. Troppe volte organismi importanti come questo rimangono infatti inattivi. Dall'istituzione formale dell’Osservatorio si deve adesso passare alla sua reale efficacia con la partecipazione effettiva delle associazioni anti-mafia del territorio, non coinvolte pienamente fino ad oggi.

Gli strumenti di monitoraggio, ancor più in un ambito così delicato come la lotta all'infiltrazione mafiosa, devono avere non solo la legittimazione formale ma il potere sostanziale che solo una normativa aggiornata in materia può dare. Per questo, appena insediato il nuovo Consiglio regionale, ci impegneremo perché venga  approvato il regolamento che ne disciplinerà in dettaglio attività e forme di collaborazione con gli altri organismi preposti.

Sì - Toscana a sinistra ha anche aderito all'appello diffuso in queste ore dal  Coordinamento regionale di Libera Toscana che chiede al prossimo Presidente l’approvazione, nei successivi 100 giorni dalla prima riunione del Consiglio regionale,  della delibera di giunta “Integrità a costo zero - Toscana”, che dovrà contenere l'impegno per il finanziamento di attività da realizzare con i beni confiscati alla mafia. Questi finanziamenti riguarderanno la predisposizione di fondi per  il recupero, la ristrutturazione e la rimessa in funzionamento dei beni confiscati - siano essi terreni o edifici -, cui seguirà la creazione di una piattaforma regionale online in cui inserire open data per un monitoraggio istituzionale, civico e trasparente del loro utilizzo, prevedendo anche fondi regionali per finanziare esperienze di controllo e vigilanza dal basso. La lotta alla corruzione e alla criminalità passa anche per un cambiamento profondo del nostro sistema sociale ed economico, che tolga l’acqua in cui galleggiano le mafie: per questo Sì - Toscana a Sinistra s’impegna a garantire politiche di lotta alla povertà e sostegno ai giovani disoccupati, adempiendo a quanto richiesto dal manifesto Riparte il Futuro lanciato da Libera per le elezioni 2015.

Non basta una legge di promozione alla salute e al benessere o una giornata dedicata allo sport perché nelle terre toscane si diffondano maggiormente le pratiche sportive: il diritto alla pratica fisica per una migliore qualità della vita deve essere accessibile e vivibile quotidianamente, non solo attraverso impianti pubblici, ma anche nelle piazze, nei parchi e nell'ambiente naturale, di cui la nostra regione è particolarmente ricca. Vere piste ciclabili in sicurezza che attraversano la regione invece di nuove autostrade che la devastano; aree dedicate nei parchi regionali e manifestazioni ludico culturali che aiutano i cittadini a praticare attività fisiche all'aria aperta; sviluppo della medicina dello sport nelle strutture pubbliche per promuovere la salute ed il benessere fisico e prevenire malattie dovute a scarsa psicofisicità. Proponiamo inoltre che la Regione, coordinandosi con le associazioni ludico-sportive del territorio e con i comuni, si faccia promotrice di attività di educazione allo sport e dei suoi valori di solidarietà e socialità, aperti alle diverse età, abilità, provenienze e motivazioni individuali, senza discriminazioni.

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