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Mancano a oggi le precondizioni materiali di una qualsivoglia politica pubblica per la governance del sistema Erp, essendo ‘evaporato’ il mutuo della Banca europea e mancando una previsione di finanziamenti costanti, come se il tema dell’abitare fosse secondario e residuale” così Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, ha replicato all’illustrazione del nuovo Testo unico sull’Edilizia residenziale pubblica.

 

“Spero non si sia davvero persuasi, in tempi di grave crisi economica, che alla domanda crescente di alloggi da parte di migliaia di famiglie si possa rispondere aumentando i canoni e razionalizzando, con annunci un po’ demagogici, i costi di gestione. Avere un tetto sopra la testa non è un lusso, è una necessità e un diritto. Invece veniamo da anni in cui le famiglie sono state spinte ad acquistare le abitazioni e a indebitarsi con le banche, con un’idea che l’edilizia popolare dovesse svolgere un ruolo meramente assistenziale, un ghetto’ riservato a situazioni di disagio psichico e sanitario, a chi vive in estremo disagio sociale e povertà. Se non si distingue tra la domanda di case e la domanda di assistenza si va poco lontano”.

 

“Riconosciamo la necessità di una razionalizzazione, crediamo però che da questa riprogrammazione non si possano ricavare grandi cifre. Dovremmo semmai pensare di uniformare i regolamenti sui servizi, centralizzare gli acquisti, omogeneizzare gli standard delle varie aziende”.

 

“Per andare verso un Erp che non marginalizzi e non ghettizzi occorrono un fondo permanente e una pianificazione a medio e lungo periodo degli interventi (nuove costruzioni; manutenzione; efficientamento energetico) o, come scritto nella nostra proposta di risoluzione presentata, la previsione di un criterio di riequilibrio affinché anche chi ha redditi più alti (esempio una famiglia composta da lavoratori con retribuzioni normali e risparmi) possa continuare ad abitare in un alloggio Erp con un canone maggiorato, o essere inserito nel circuito dell’housing sociale pubblico. In tutta Europa l’edilizia pubblica serve anche a calmierare il mercato privato degli affitti”.

 

“Servirà quindi un indispensabile modifica di varie parti della legge regionale riguardo ai punteggi e le condizioni oggettive per l’accesso, riequilibrandoli più sul versante del disagio abitativo rispetto alla dimensione socio-sanitaria, con bandi più accessibili e una rivisitazione dei canoni che sia compatibile con le effettive capacità di spesa delle famiglie e non finalizzata a sostenere in larga parte il sistema dell’edilizia pubblica” termina Tommaso Fattori.

 

Proposta di Risoluzione collegata all’Informativa n. 10 – Documento preliminare alla proposta di legge regionale “Testo Unico in materia di edilizia residenziale pubblica (E.R.P.)”.

IL CONSIGLIO REGIONALE
Udita l’informativa odierna della Giunta regionale in merito al Documento preliminare alla proposta di legge regionale “Testo Unico in materia di edilizia residenziale pubblica (E.R.P.)

Premesso che:
– il Documento preliminare intende stabilire le linee guida per la redazione di un Testo unico in materia di edilizia residenziale pubblica al fine di conferire alla stessa materia la massima organicità possibile, sia sotto il profilo istituzionale sia sotto quello prettamente gestionale.
– il testo unico andrebbe ad incidere in maniera significativa, sull’attuale governance del sistema confermando comunque l’attribuzione ai comuni delle relative funzioni- da esercitare in forma associativa- ma all’interno di un numero di ambiti notevolmente ridotto rispetto a quelli attuali;
– interviene con una serie di innovazioni attinenti ad aspetti sostanziali quali la ridefinizione dei criteri di calcolo dei canoni di locazione; definisce un valore locativo convenzionale per la determinazione del canone oggettivo che funge da limite rispetto al canone calcolato in base alle fasce di reddito; disciplina il sottoutilizzo dell’alloggio finalizzandolo all’incentivazione della mobilità: disciplina le situazioni di decadenza reintroducendo la discrezionalità da parte del comune nella valutazione delle situazioni economiche superiori al limite fissato per la stessa; apporta alcune modifiche all’elenco dei requisiti per la partecipazione ai bandi di concorso (attualmente contenuti in un allegato della l.r. 96/1996) con particolare riferimento alla titolarità di diritti reali su immobili.

Considerato sicuramente indispensabile e indifferibile procedere alla modifica e miglioria di molti aspetti dell’attuale legge regionale 41/2015 riguardo: i punteggi e le condizioni oggettive utili all’accesso ad un alloggio ERP riequilibrandoli più sul tema del disagio abitativo rispetto a quelli socio-sanitari; la tipologia di alloggi in assegnazione compatibile con il numero dei componenti il nucleo familiare degli aventi diritto; la titolarità di possidenze immobiliari; una gestione non aprioristicamente punitiva della mobilità; una rivisitazione dei canoni compatibile con le effettive capacità di spesa delle famiglie e non finalizzata a sostenere in larga parte il sistema dell’edilizia pubblica;
Tenuto conto che, per quanto riguarda il tema dei punteggi, la recente pubblicazione delle graduatorie dei bandi per le case popolari dei comuni toscani, in primis Firenze, dimostra la necessità urgente, più volte sollecitata anche dai sindacati dell’inquilinato di una revisione dei punteggi di assegnazione in modo da assicurare la casa popolare alle famiglie in grave difficoltà economica per la precarietà lavorativa e il caro affitti del mercato privato, in particolare in considerazione dell’altissimo numero di sfratti per morosità incolpevole.
Considerato che, per quanto riguarda la questione dei punteggi legati all’accesso all’edilizia pubblica un altro aspetto che la nuova norma deve affrontare e quello di consentire alle giovani coppie di avere un punteggio preferenziale nell’accesso agli alloggi ERP.
Ritenuto che, in particolare si rende indispensabile semplificare le modalità di accesso ai bandi e, in questo senso, la riproposizione tra requisiti essenziali per l’accesso ai bandi della non possidenza di beni immobili in Italia e all’estero, con un valore limite di 25.000 euro di valore catastale, rischia di incartare gli uffici con dubbie certificazioni provenienti dall’estero le cui dichiarazioni di possidenze immobiliari non si sa come possano essere equiparate al calcolo del valore catastale di 2500 euro per gli immobili italiani.
Ritenuto, altresì, l’attuale definizione di vano utile, finalizzato all’assegnazione di un alloggio proporzionalmente al numero dei componenti del nucleo familiare profondamente iniqua, irrispettosa della dignità delle persone e della salubrità della coabitazione poiché se applicata in modo restrittivo penalizzare i nuclei monoparentali e ostacolare, di fatto, il funzionamento della mobilità.
Considerato che riguardo ai canoni si annuncia una rivalutazione del valore locativo a metro quadro molto alto che se confermato farà lievitare i costi dei canoni in maniera incompatibile con le condizioni di reddito di gran parte degli inquilini di edilizia popolare.
Considerato inaccettabile risulterebbe l’obbligo per le persone che vivono in alloggi, sotto utilizzati sotto il profilo dei vani utili (in gran parte ultra sessantenni) di corrispondere un oneroso canone sanzionatorio, se non sottoscrivono domanda di mobilità, a prescindere se il comune abbia o meno un alloggio idoneo alternativo da mettere loro a disposizione.
Ritenuto che occorre porre attenzione alla questione dei subentri rivedendo la normativa in modo da vedere, ad esempio, riconosciuto il titolo di assegnatario subentrante per il coniuge superstite ed evitando la precarizzazione con un contratto transitorio alla cui scadenza insorgeranno anche problemi procedurali.
Ritenuto apprezzabile il fatto che nel documento preliminare si riaffermi la discrezionalità e non l’obbligo del comune proprietario di procedere o meno con i procedimenti di decadenza ma fermo restando la previsione di un criterio di riequilibrio che faccia si che chi ha redditi più alti (esempio una famiglia composta da lavoratori con retribuzioni normali e risparmi) può continuare ad abitare in un alloggio di edilizia popolare pagando un canone maggiorato o essere inserito nel circuito dell’housing sociale pubblico, in modo, tra l’altro, che con il maggior canone assicuri risorse utili a garantire le fasce più deboli.
Tenuto conto che, più in generale, manca la previsione di finanziamenti costanti a sostegno dell’Edilizia Residenziale Pubblica, cosa fondamentale nel momento in cui la Regione si appresta a legiferare con un testo unico in materia di ERP.
Tenuto conto, altresì, che non affrontare il tema di un fondo regionale, anche in seguito al mancato perfezionamento del mutuo con la BEI, rischia di confinare le politiche abitative pubbliche regionali in un ambito residuale rispetto ad altri e condannandolo ad una lenta, ma di fatto inevitabile agonia mentre è necessario considerare il rafforzamento dell’edilizia pubblica come uno dei volani fondamentali di sostegno per le oltre 85.000 famiglie toscane che a vario titolo confidano in un sostegno abitativo pubblico.

Considerata opportuna, ai fini di una civile convivenza e della più generale coesione sociale, la previsione nella nuova normativa di percorsi di informazione e formazione sui diritti/doveri dell’inquilinato, avvalendosi di apposite figure di intermediazione e mediazione culturale.

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a predisporre un articolato di legge del nuovo testo unico in materia di edilizia residenziale pubblica che tenga conto:
• di una revisione dei punteggi di assegnazione che assicurino l’accesso all’edilizia popolare alle famiglie in grave difficoltà economica per la precarietà lavorativa e il caro affitti del mercato privato, che tenga in considerazione l’altissimo numero di sfratti per morosità incolpevole e prevedendo un punteggio che consenta un accesso preferenziale per le giovani coppie;
• del mantenimento di canoni di affitto in termini compatibili con le condizioni di reddito di gran parte degli inquilini di edilizia popolare;
• della revisione dell’attuale definizione di vano utile, finalizzato all’assegnazione di un alloggio proporzionalmente al numero dei componenti del nucleo familiare, che rischia di essere iniqua, penalizzare i nuclei monoparentali e ostacolare il funzionamento della mobilità;
• di una revisione dell’obbligo per le persone che vivono in alloggi sotto utilizzati (in gran parte ultra sessantenni) di corrispondere un oneroso canone sanzionatorio, se non sottoscrivono domanda di mobilità, a prescindere dalla disponibilità di un alloggio idoneo alternativo;
• di una semplificare delle modalità di accesso ai bandi rivedendo il requisito della non possidenza di beni immobili in Italia e all’estero;
• di porre attenzione alla questione dei subentri rivedendo la normativa in modo da vedere, ad esempio, riconosciuto il titolo di assegnatario subentrante per il coniuge superstite ed evitandone la precarizzazione;
• di prevedere un criterio di riequilibrio che faccia si che chi ha redditi più alti (esempio una famiglia composta da lavoratori con retribuzioni normali e risparmi) può continuare ad abitare in un alloggio di edilizia pubblica con un canone maggiorato o essere inserito nel circuito dell’housing sociale pubblico;
• di prevedere nella nuova normativa percorsi di informazione e formazione sui diritti/doveri dell’inquilinato, avvalendosi di apposite figure di intermediazione e mediazione culturale;
• di prevedere, più in generale, un finanziamento costante, tramite la costituzione di un fondo regionale, necessario affinché possa essere effettivamente rafforzata l’edilizia pubblica regionale diventando uno dei volani fondamentali al sostegno delle famiglie toscane che, a vario titolo, confidano in un sostegno abitativo pubblico.

I Consiglieri

Tommaso Fattori

Paolo Sarti

 

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