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Il Consiglio regionale ha approvato oggi, con il voto contrario dei consiglieri di Sì- Toscana a Sinistra, la Revisione delle aree vocate e non vocate alla specie cinghiale (Sus scrofa) in regione Toscana.

“Con la revisione delle così dette aree vocate al cinghiale, si svela il bluff della legge sulla caccia voluta dall’assessore Remaschi. Zone della nostra regione come l’isola d’Elba ora pullulano di ‘aree vocate’, cioè di aree in cui la specie cinghiale deve essere conservata, al fine di poterla cacciare, e non eradicata. Il che è perfettamente in linea con la legge regionale sulla caccia voluta da Remaschi che a parole afferma di voler aiutare gli agricoltori che subiscono danni, ma in concreto affida ai soli cacciatori il compito di contrastare la sovrappopolazione di cinghiali. Il problema è che spesso è proprio la caccia a determinare il proliferare di questi animali, non solo perchè chi caccia ha un ovvio interesse a continuare a farlo, ma anche perchè gli studi scientifici mostrano una chiara correlazione tra caccia ed estro delle scrofe, e dunque aumento della prolificità della specie”, dichiara Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra.

“Il caso dell’Elba è emblematico. In quest’isola i cinghiali si erano estinti all’inizio dell’Ottocento ma sono stati reintrodotti negli anni 60/70 dai cacciatori, ai soli fini venatori e ricreativi. E ovviamente non sono stati reintrodotti i cinghiali maremmani ma cinghiali ungheresi e ibridati, insomma, specie aliene. Nel corso degli anni, questi nuovi ospiti hanno raggiunto un numero insostenibile e causato ingenti danni all’agricoltura, alla viticoltura e alla biodiversità locale. Il Parco nazionale sta portando avanti da tempo una saggia politica non conservativa, con azioni mirate ed efficaci di contenimento. Con la decisione di oggi, invece, in tutte le aree esterne al Parco, alcune delle quali ricomprese nelle Zone di protezione e conservazione speciale, i cinghiali saranno liberi di mangiarsi la fauna e la flora per il solo diletto di pochi cacciatori. Il che non è solo un danno per la biodiversità dell’isola ma anche per gli agricoltori”.

“Abbiamo portato queste argomentazioni nel dibattito d’aula di oggi, senza riuscire a far correggere il tiro. Dispiace che proprio un collega elbano, il presidente della commissione Anselmi, sia stato il più convinto a sostenere e difendere una scelta che va contro le indicazioni non solo del Parco, ma anche di Legambiente, ISPRA e pure del Nucleo di valutazione regionale che raccomandava attenzione a queste indicazioni”. 

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