EUCOOKIELAW_BANNER_TITLE

Accelerare i lavori di bonifica del sito, prodromici a qualsiasi vera ripartenza delle acciaierie, garantire i livelli occupazionali esistenti, assicurando 2 mila posti di lavoro e ridando respiro all’indotto, e intervenire nei confronti del Governo nazionale perché siano assicurati gli ammortizzatori sociali per tutta la durata del processo di rilancio della produzione. Sono questi gli impegni principali contenuti nella risoluzione di Sì Toscana a Sinistra, votata all’unanimità da tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione al termine del dibattito sull’arrivo del gruppo Jindal-JSW a Piombino. La risoluzione impegna anche il governo regionale a realizzare, di concerto con il Comune di Piombino, il potenziamento delle infrastrutture viarie, ferroviarie e portuali esistenti. Oltre che ad attivarsi per garantire la definizione, l’avvio e la messa a regime del piano industriale del gruppo Jindal sia nella fase 1 che nella più ambiziosa ‘fase 2’, ossia quella della ripartenza dell’area a caldo, con i forni elettrici.  E chiede di sostenere l’apertura di un confronto con il gruppo industriale sugli aspetti riguardanti l”organizzazione del lavoro.

“Il voto unanime del consiglio è un segnale importantissimo e non scontato -commentano Tommaso Fattori e Paolo Sarti – adesso è necessaria la massima attenzione e cautela sul futuro delle acciaierie ex Lucchini. Il naufragio di Rebrab è una ferita fresca”.

Da sempre critico nei confronti di Rebrab il capogruppo Fattori, che fin dal 2014 ha considerato l’imprenditore algerino “un dilettante dell’acciaio, assai poco affidabile”. “Per questa posizione, piuttosto impopolare negli anni passati, ho ricevuto molte critiche e persino insulti, sopratutto nel corso della campagna elettorale regionale del 2015, ma occorre dire la verità e non ciò che fa comodo elettoralmente. Avremmo preferito aver torto, purtroppo avevamo ragione”.

“Decisamente più affidabile e solido è il colosso indiano dell’acciao Jindal-JSW – ha continuato in aula il capogruppo illustrando la risoluzione – ma nessuno viene in Toscana per far beneficienza e se Jindal vuole avere il porto di Piombino come ponte verso l”Europa, deve però garantire in cambio una vera ripartenza della produzione dell’acciaio a Piombino, con tecnologie ecosostenibili, dato che ha gli strumenti produttivi e finanziari per poterlo fare”.

“Fondamentale giungere anche ad una definizione del piano industriale in tempi brevi, dato che Jindal ha prodotto al momento solo una bozza. I sindacati e i lavoratori, ma anche il consiglio regionale e il consiglio comunale di Piombino devono poterne vedere i contenuti. Rispetto alla fase 2 e alla previsione dei forni elettrici è necessario stringere i tempi: lo ‘studio di fattibilità’ deve essere fatto a breve, non nel 2019 come prevede Jindal. E senza le bonifiche, che per quanto concerne l’area in cui dovranno essere collocati i forni spettano al pubblico, non si potrà riattivare la produzione dell’acciaio. Si parla da anni dei famosi  50 milioni per bonificare la falda, ma 50 milioni non bastano per rimuovere i cumuli che ci sono sopra e poi per la falda: occorre stanziare risorse adeguate. Insomma, non c’è più tempo da perdere, per mettere assieme tutela dell’ambiente e rilancio dell’occupazione.”

“L’Italia è ancora la seconda manifattura d’Europa e l’acciaio è un settore strategico. A Piombino si producono storicamente fra le rotaie migliori al mondo: se vogliamo incentivare in Italia e in Europa la mobilità su ferro e ridurre fortemente quella su gomma, ci sarà bisogno eccome della Ex Lucchini.  E come dimostra il gruppo Jindal-JSW in India o l’industria tedesca, è oggi possibile produrre acciaio in maniera ecocompatibile, grazie alle nuove tecnologie disponibili”, ha concluso in aula Fattori.

Commenta