EUCOOKIELAW_BANNER_TITLE

EX LUCCHINI, Sì-TOSCANA A SINISTRA: “GOVERNO LIQUIDA ESPERIENZA DISASTROSA DI CEVITAL. ROSSI AVEVA FATTO SUE LE PROMESSE DI REBRAB, ORA SERVE IMPEGNO PUBBLICO SERIO A GARANZIA DI UN SETTORE STRATEGICO”
“Mentre il Governo liquida l’esperienza fallimentare di Rebrab per le acciaierie di Piombino, Rossi faccia i conti con quelle promesse che aveva fatto sue”, affermano Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri regionali di Sì-Toscana a Sinistra, commentando l’invito della lettera da parte del Governo che contesta ad Aferpi il mancato rispetto degli accordi firmati il 30 giugno scorso per l’impianto siderurgico ex Lucchini che fa capo al gruppo Cevital.
“Il Governo -hanno ricordato Fattori e Sarti- ha inviato la lettera anche se Cevital aveva cercato di prendere tempo, chiamando in causa due possibili partner per il cofinanziamento del piano industriale, cosa a cui evidentemente non dà credito neppure il MISE. Oltre a rinnovare la nostra preoccupazione per le sorti delle migliaia di famiglie dei lavoratori della ex Lucchini e del suo indotto, non possiamo non ricordare le responsabilità del presidente Rossi, per aver gestito nel peggiore dei modi questa drammatica vicenda fatta di promesse mancate e fumosi progetti industriali. Nell’estate del 2015 – ricorda Fattori – incontrai una delegazione dei lavoratori della Lucchini, esprimendo loro le mie perplessità su una vertenza per la quale Rossi assicurava di aver già raggiunto un approdo felice. Noi, come Sì-Toscana a Sinistra, continuavamo a chiedere di poter leggere le carte del piano industriale e avere la certezza degli investimenti da parte dell’imprenditore algerino. Due anni e mezzo dopo, eccoci ancora alla ricerca di una soluzione per la proprietà della ex Lucchini, con la perdurante necessità che il Governo continui a finanziare gli ammortizzatori sociali”.
“Rossi, anziché controllare scrupolosamente le promesse di Rebrab, le aveva fatte proprie e rilanciate, il che lo rende oggettivamente corresponsabile di questa situazione. Il 30 giugno 2015 diceva: ‘grazie a Rebrab si salveranno migliaia di posti di lavori’, alimentando così non le speranze dei lavoratori, ma le loro illusioni, purtroppo. Compito della politica, e tanto più di un governatore di Regione, è provare a dare un vero indirizzo alle politiche industriali e semmai fare da cane da guardia degli investitori, non comportarsi come un’ancella di corte. Rossi ancora prometteva che avrebbe compiuto un viaggio in Cabilia, in Algeria, ‘dove nel 1170 – teneva a puntualizzare il presidente della Toscana- il pisano Fibonacci andò ad imparare l’algebra. Oggi Rebrab -diceva allora Rossi- è un grande imprenditore ‘italiano’, ha investito e salvato posti di lavoro come altri imprenditori italiani non sono stati capaci di fare. Presto -rassicurava il Presidente – andrò in Tunisia e andrò nella bella Cabilia’. Ma forse – conclude Fattori – avessero viaggiato meno con la fantasia, tanto Rebrab quanto Rossi, non ci saremmo trovati a questo punto”.
“In tutti questi anni, sia Rossi che il governo nazionale hanno aspettato invano che il capitale privato trovasse una soluzione produttiva per Piombino, sollevando la politica dalle proprie responsabilità. Siamo ad un nulla di fatto, in mezzo all’ esasperazione dei lavoratori costretti ad ascoltare solo promesse. Adesso il governo regionale e nazionale prendano atto della gravità della situazione e lavorino ad un piano concreto che deve prevedere il ricorso a forme di controllo pubblico su uno dei settori strategici per l’Italia”. “Come ho ripetuto più volte, non si tratta solo del futuro dei lavoratori ma anche del fatto che il nostro paese non può perdere l’industria siderurgica, che con le nuove tecnologie disponibili oggi può e deve produrre acciaio nel pieno rispetto dell’ambiente”, conclude

Commenta