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“Ancora una volta il governo regionale affoga il consiglio con quattro atti di bilancio arrivati all’ultimo momento con l’obiettivo di comprimere la capacità e la possibilità d’intervento e di modifica da parte del consiglio. Serve un metodo diverso, in un’epoca in cui è fin troppo di moda lo strapotere degli esecutivi”. Dichiarano i consiglieri di Sì Toscana a Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti.

 

“Quelli presentati dalla giunta non sono bilanci ma fantasmi di atti di bilancio: canovacci che, nel migliore dei casi, presentano cifre aleatorie e senza fondamento. Con pochissime risorse e interventi minimi, poveri e insufficienti, anche quando i provvedimenti presentano contenuti condivisibili. Nel peggiore dei casi, qualora le cifre fossero confermate, si tratterebbe invece di un futuro lacrime e sangue: 210 milioni di tagli, tra riduzione di spesa e rinuncia a trasferimenti statali, che colpirebbero soprattutto assistenza sociale e diritto allo studio e poi trasversalmente quasi tutti i settori. Una manovra a oggi quindi totalmente recessiva; dove gli annunci di Rossi e del PD della necessità di nuovi investimenti sono sostituti da tagli su tagli”.

 

“Ed è la prima volta che la Regione rinuncia a ben 130 milioni di euro di trasferimenti statali per rientrare nelle astruse regole di bilancio imposte dal Governo Renzi e da miopi scelte europee”.

 

“Si potrà dire che la colpa è stata del governo Renzi, che aveva programmato un taglio così drammatico per il 2017. Un taglio oggettivamente insostenibile per le regioni, l’ultimo di una lunga serie. Vedremo se il nuovo governo cambierà idea in proposito o se vorrà continuare a soffocare le regioni perpetuando l’austerità che sta facendo a pezzi l’economia e il lavoro. Di certo o è colpa di Renzi o è colpa di Rossi, o, alla fine, è colpa di entrambi. Nel frattempo abbiamo un quadro per nulla incoraggiante, con un mercato del lavoro drogato da decontribuzioni del governo alle imprese, da una valanga di voucher che hanno precarizzato il lavoro oltre ogni limite e da una Toscana in cui mancano 34 mila posti di lavoro per tornare ai livelli del 2008 e dove il 20% dei giovani è “neet”, non studia e non lavora.”

 

“Non diremo, infine, nulla sul fatto che questi atti sono stati scritti con i piedi. Basta pensare che l’“aggiornamento” al documento economico finanziario presenta il 2016 come il futuro, annunciando testualmente che ‘alcuni indicatori lasciano presagire che il 2016 possa configurarsi finalmente come un anno di ripresa’, proprio adesso, a fine 2016. Altrove il medesimo documento di aggiornamento tratteggia ‘un contesto di rilevante innovazione di livello nazionale, incentrato sulla riforma costituzionale’, alcune settimane dopo la sonora bocciatura della riforma da parte del popolo italiano”.

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