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Fine anno e nuova sinistra: unire i puntini!

Dalla trincea del consiglio regionale, sommersi da urgenze e incombenze, a volte si stenta a sollevare lo sguardo. Dopo i giorni e le notti in bianco trascorsi a battagliare sulla contro-riforma sanitaria e sul bilancio, con la vista un po’ appannata, l’orizzonte nazionale “a sinistra” appare, forse, persino più caotico di quanto non sia in realtà.

Alcuni “puntini” a me paiono, però, evidenti e nitidi, pur nelle nebbie e nei fiumi di parole versati in questi giorni:

1) Il mondo della sinistra, con le sue diverse culture e anime, può stare assieme in maniera armoniosa e politicamente efficace? Può dare inizio ad una nuova storia, che non sia la somma di quelle passate ma porti alla politica anche chi oggi sta a guardare e non partecipa?

L’esperienza regionale di “Sì Toscana a Sinistra” dimostra, in maniera inequivocabile, che è possibile, utile, necessario ed è pure bello e appassionante. E la nostra campagna elettorale ci ha anche mostrato quanto bisogno ci sia di avere un soggetto nazionale, senza il quale è davvero difficile essere visibili e riconoscibili.

2) Qualcuno spera ancora di poter giustificare, alle orecchie di una persona normale ed estranea al fascino del “cupio dissolvi”, il motivo per cui avrebbe senso mantenere sulle schede elettorali una miriade di minisoggetti della sinistra, condannati all’inefficacia, al nanismo politico e probabilmente al ridicolo? Non si tratta affatto di additare o rintracciare colpe e responsabilità ma di fare un passo avanti verso uno spazio comune. Non possiamo più rimandare, anche la recente esperienza personale e collettiva di opposizione alla contro-riforma sanitaria in Toscana lo conferma pienamente: c’è bisogno di un’alternativa netta alle destre e al Pd, qui e ora.

3) Il tavolo inter-partitico, gli intergruppi, la costruzione “dall’alto” del processo unitario erano la strada giusta? Credo di no, certamente da solo sarebbe stato inadeguato e insufficiente, ma che il tavolo sia saltato non è comunque un buon segno. Adesso, per riaprire il processo costituente, si deve provar a tracciare una strada nuova, allargando e non certo restringendo la carreggiata.

4) Serve un processo che si rivolga alle persone. Il percorso delineato dall’appello “per la sinistra di tutte e di tutti” è perfetto e scevro di problemi? Credo di no, ma può essere utile se faremo in modo che sia davvero di tutti, senza escludere nessuno. L’incontro assembleare di febbraio sarà risolutivo o sufficiente? Credo di no, ma se sarà costruito con la cura necessaria potrà essere un’occasione per andar avanti e non indietro, a condizione che sia l’inizio di un percorso di carattere popolare, che richiede tempo e cura, non una specie di frettolosa assemblea fondativa di un nuovo partito. “Cura” significa prima di tutto che nessun soggetto che ha dato vita al tavolo venga tagliato fuori od escluso, direttamente o indirettamente; in secondo luogo cura significa aver a cuore l’essenziale, ed esser disposti a discutere delle questioni ancora aperte, ossia delle modalità e delle forme organizzative, finché non sia trovato un accordo. In terzo luogo cura significa, lo ripeto, allargare la carreggiata: aggregare tante persone entro uno spazio politico aperto, nel quale possano esprimersi e partecipare direttamente.

Conclusione. Se uniamo i puntini vediamo che c’è già questa forza politica nuova, unitaria. E’ in atto in alcune esperienze territoriali, talvolta anche di dimensione regionale, come nel caso di Sì Toscana a Sinistra. E’ purtroppo ancora in potenza a livello nazionale, ma non serve molto per darle finalmente forma.

Una forza collettiva che funzioni secondo il principio “una testa un voto”, che sappia usare anche strumenti innovativi di partecipazione come la piattaforma digitale comune, che sia l’unica forma di rappresentanza politico-istituzionale che scegliamo di darci, lasciando per sempre alle spalle l’epoca dei provvisori cartelli elettorali, senza che ciò significhi annullare multiappartenzenze o multidentità per chi ne senta il bisogno. Su ciò che ancora divide, si deve discutere finché non si troverà una soluzione, perché la soluzione c’è.

E’ questo il modo per unire ciò che il neoliberismo ha diviso, per darci un programma comune, per rivolgerci alla stragrande maggioranza della popolazione, che è lì fuori, spesso la pensa come noi, ma non sa neanche che esistiamo.

Tommaso Fattori

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