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Sì al rafforzamento della scuola pubblica, gratuita e di qualità per tutte e tutti.

La formazione culturale e professionale dei giovani, oltre che essere un diritto costituzionale, è una condizione essenziale per lo sviluppo di una società moderna. L’istruzione va garantita a tutti, mettendo a disposizione una rete di istituzioni scolastiche pubbliche e laiche, dall’infanzia in avanti, che siano qualificate ed adeguatamente attrezzate. La Regione Toscana, in questo, ha operato “al minimo”: disciplinando i servizi educativi per l’infanzia (0-3), affrontando in via sostitutiva dello Stato il problema delle liste d’attesa nelle scuole dell’infanzia, ma per il resto rinunciando a un ruolo forte sulla scuola, da quella dell’infanzia in su, restando nel perimetro delle competenze stabilite dallo Stato, senza porsi obiettivi più importanti. Avrebbe potuto, la Regione, assumere un ruolo più deciso nell’organizzazione scolastica e sugli istituti professionali, come le consentiva l’attuale Costituzione. Ma la scuola non è mai entrata in pieno nella visione della nuova Regione, è stata sempre una piccola competenza. Ve ne è traccia nella stessa legislazione, legata a una immaginifica visione della continuità dall’infanzia al lavoro all’Università. La riforma costituzionale del Governo Renzi fa ulteriori passi indietro nelle competenze regionali, sia rispetto alla scuola sia rispetto alla stessa formazione professionale. E invece, la nuova Regione merita di essere la Regione dell’istruzione.

Anche dal punto di vista delle strutture non possono essere dilazionati o rinviati tutti gli interventi necessari alla messa in sicurezza ed all’adeguamento funzionale e normativo di edifici che spesso denunciano i lunghi anni di esistenza che si portano addosso. Va garantita, inoltre, la formazione continua e la lotta alla dispersione scolastica.  L’accesso a tutti i livelli di istruzione è un diritto inalienabile che viene oggi apertamente attaccato, come dimostrano i dati della riduzione degli iscritti alle Università e di abbandoni scolastici nelle scuole superiori.

Sì, la regione può fare molto per la scuola e l’università, la ricerca. Innanzitutto gli interventi per la riqualificazione del patrimonio edilizio, che da troppo tempo è lasciato a se stesso, privo di manutenzione e di adeguamenti che consentano una gestione più economica, e poi migliorando i servizi per il diritto allo studio, non solo universitario.

Per il diritto allo studio universitario occorre agire direttamente sui costi a carico delle famiglie, aumentando il numero dei posti letto pubblici – soprattutto con forme concertate di recupero dell’esistente patrimonio sfitto – migliorando i servizi mensa ed in generale tutte le strutture di supporto. Non si può assistere senza reagire al calo degli studenti universitari che si sta registrando negli ultimi anni. In particolare, sosteniamo il Manifesto per il Diritto allo Studio promosso dalle associazioni studentesche più rappresentative degli atenei toscani, che esprime preoccupazione per gli effetti che avranno in Toscana i tagli operati dal governo Renzi attraverso lo Sblocca Italia e il patto di stabilità, e rivendica misure più avanzate per il diritto all’abitare, una ristorazione pubblica e di qualità e il diritto alla mobilità. Il diritto allo studio universitario va sostenuto con i fondi integrativi regionali (senza i quali non è possibile coprire tutti gli idonei) per garantire le borse di studio a tutti i capaci e meritevoli ma privi di mezzi, come sancito dalla Costituzione, anche attraverso la fasciazione progressiva del contributo regionale (tassa ora fissa per tutti a 140€). La Regione deve garantire di mantenere tutte le strutture e i servizi garantiti attualmente dal diritto allo studio universitario e di definire e finanziare  i LEP (livelli essenziali delle prestazioni) in maniera estensiva, nei futuri tavoli tra ministero e Regioni. Così come per la sanità, bisogna infatti scongiurare le esternalizzazioni, funzionali solo a garantire profitti ai privati attraverso il project financing.

Una regione come la Toscana non può non valorizzare la natura di poli universitari di alcune delle sue città più importanti. Gli studenti non possono essere considerati, all’interno delle città, come un problema di ordine pubblico: sono, invece, una risorsa, senza cui la Toscana non potrebbe vivere. Il meccanismo va ribaltato, valorizzando la componente studentesca all’interno delle città universitarie tramite estensione di diritti come voto, assistenza sanitaria, sconti o abbonamenti integrati sul trasporto gomma/rotaia, accesso agevolato a spazi diffusi di socialità che favoriscano l’incontro e non lo scontro con i residenti: strumenti di piena cittadinanza atti a costruire un vero reddito per i soggetti in formazione.

 

Le università, inoltre, possono diventare attori di sviluppo per tutta la regione, a partire da alcune semplici iniziative, come l’integrazione tra le università e i sistemi museale e bibliotecario regionale, la creazione di tavoli di concertazione fra atenei ed enti locali, la valorizzazione dell’innovazione e della ricerca con la salvaguardia delle quote pubbliche dei poli tecnologici come quello di Navacchio (PI).

 

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