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Un giorno importante, oggi, per il futuro della KME e per la salute degli abitanti della Valle del Serchio, dopo l’approvazione all’unanimità di una mozione che porta la prima firma del capogruppo di Sì – Toscana e Sinistra, Tommaso Fattori, e poi le firme del presidente della commissione ambiente del consiglio regionale Stefano Baccelli (PD) e di Ilaria Giovannetti (PD), oltre naturalmente alla firma di Paolo Sarti, consigliere di Sì – Toscana a Sinistra e vicepresidente della commissione sanità.

La mozione, spiega il capogruppo di Sì Toscana a Sinistra Tommaso Fattori, chiede che si giunga “ad un piano di rilancio industriale dello stabilimento KME di Fornaci di Barga” che metta assieme “tenuta occupazionale e miglioramento del saldo emissivo reale in atmosfera”. Il nodo è “coniugare ambiente e lavoro, definendo soluzioni tecnologiche che garantiscano una produzione di energia incontrovertibilmente pulita e rinnovabile”. La mozione chiarisce che per energia incontrovertibilmente pulita e rinnovabile si intende quella che “non prevede la combustione dei rifiuti e di tutti i loro derivati, compreso il Css”. La mozione impegna anche la giunta ad attivare “un percorso pubblico di partecipazione che coinvolga le istituzioni locali, le associazioni, i sindacati, gli esperti e gli abitanti del territorio interessato” e “a proseguire con le iniziative già anticipate volte a monitorare gli aspetti legati alla qualità dell’aria, nonché a svolgere un’indagine epidemiologica sulla Valle del Serchio, e ad avviare una campagna di campionamento dei suoli al fine di realizzare una mappatura delle aree inquinate e la conseguente valutazione del rischio sulla popolazione”.

“Finalmente usciamo dalle nebbie, con una presa di posizione unanime che è frutto di un lungo lavoro e che pone alcuni paletti precisi, permettendo di tenere assieme mantenimento dei posti di lavoro e tutela dell’ambiente e della salute. Voglio dire chiaramente – continua Fattori – che non abbiamo preso per nulla bene la firma, da parte del presidente Rossi, di un accordo con KME elaborato in gran segreto, in spregio alla stessa richiesta venuta dal consiglio regionale solo poche settimane fa, che obbligava quantomeno Rossi ad informare preventivamente l’assemblea a proposito di eventuali accordi in merito. E così ha firmato un protocollo che prevede la realizzazione di una generica ‘piattaforma energetica’, senza nessun dettaglio sulla tecnologia prevista, con il forte rischio che la KME intenda collocare un pirogassificatore nella Valle del Serchio, zona inquinata, con situazione epidemiologica preoccupante e caratterizzata da inversioni termiche, con tutto quello che significa in termini di ristagno degli inquinanti”.

“Il pirogassificatore è un tipo di inceneritore a combustione indiretta, che nel caso specifico dovrebbe bruciare gli scarti del pulper di cartiera, che contengono plastiche. Deve essere chiaro che questo è l’opposto dell’economia circolare ed è anche l’opposto della produzione di energia pulita da fonti rinnovabili.” “L’autoproduzione di energia da parte di KME – prosegue Fattori – potrà insomma avvenire soltanto evitando la combustione dei rifiuti e di tutti i loro derivati, compreso il combustibile solido secondario. Nel sito produttivo ci sono per esempio spazi e capannoni in grado di ospitare un grande impianto fotovoltaico e celle a combustibile alimentate a biogas, abbinando il tutto con una microrete di distribuzione con accumulo in batteria. L’impianto potrebbe cedere l’energia eccedente alla rete pubblica”.

“Attraverso percorsi virtuosi ci sarà un futuro per l’azienda e per i lavoratori, nei confronti dei quali la nostra solidarietà è massima, alla vigilia dell’incontro al Mise per richiedere la proroga dei contratti di solidarietà, in scadenza a settembre. Come massima è la volontà di andare incontro alla proprietà della KME se intenderà lavorare il rame con una vera conversione ecologica sia nell’autoproduzione di energia, sia nelle tecnologie produttive. Esiste la strada dei certificati bianchi, ci sono i fondi europei e molti altri modi per sostenere chi ha intenzione di produrre nel rispetto dell’ambiente e della salute. Ma serve la presentazione di un vero progetto industriale, di cui al momento non c’è traccia. Se l’obiettivo è far finta di voler produrre rame per passare invece al business dell’incenerimento dei rifiuti, la risposta delle istituzioni deve essere dura e compatta”.

 

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