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Nessun sostanziale cambio di rotta da parte della Regione: prosegue lo sfruttamento intensivo del marmo apuano a vantaggio di pochissimi imprenditori che si arricchiscono depredando un bene comune. Al territorio restano le briciole e gli enormi danni ambientali prodotti da un settore sempre più dominato dalla lobby del carbonato di calcio e degli inerti”. Così il capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori, motiva in Aula le ragioni del voto contrario del gruppo Sì al piano cave e alle modifiche alla legge regionale 35, discusse oggi dal Consiglio regionale.

Non possiamo girare attorno al cuore del problema: serve il coraggio di dire chiaramente che le attività di escavazione del marmo devono essere fortemente ridotte. I quantitavi estratti devono essere contingentati, nei prossimi 20 anni, mettendo al centro della pianificazione regionale la tutela di un bene comune dell’umanità come le Apuane. Inutile ricordare che il marmo non è una risorsa rinnovabile”, ha proseguito Fattori.

Pensiamo che debba essere estratta una quantità assai limitata di marmo, interamente finalizzata alla lavorazione all’interno della filiera artistica e artigianale locale, ad alto valore aggiunto, oltre che a maggior intensità di lavoro. Oggi non è così e il Piano continua a spianare autostrade intere alla megaindustria del carbonato di calcio, che distrugge una risorsa così preziosa per ricavarne una sostanza da mettere nei dentifrici e nei prodotti cosmetici o a vantaggio dell’industria alimentare e dei cementifici, vale a dire una follia assoluta”, ha continuato Fattori in Aula.

Sappiamo anche che il settore delle cave di marmo garantisce ormai un numero limitato di posti di lavoro, a differenza di quanto avveniva alcuni decenni fa. Fra i 1.650 e i 2 mila addetti al massimo, indotto compreso. Peraltro è un lavoro pericoloso, caratterizzato da infortuni e continui incidenti, persino mortali. Come sappiamo che in tutti questi anni sono stati fatti profitti giganteschi, che rimangono nelle tasche di pochissimi, con ricaduta infinitesimale sul territorio”.

Per non sottacere del problema ambientale, dell’impatto delle cave, dell’inquinamento da marmettola nei corsi d’acqua, dell’assurda e incredibile presenza delle cave all’interno del Parco delle Alpi Apuane, quando è evidente a tutti che Parco e attività di cava sono oggettivamente incompatibili. Vi sono zone a protezione internazionale SIC e ZPS dove ancora oggi è possibile scavare, in barba alle regole europee”.

Occorre quindi un cambio radicale di impostazione della pianificazione che punti sulla lavorazione di limitati quantitativi nella sola filiera locale, riducendo fortemente il materiale estratto e inaugurando uno sviluppo futuro che non può più essere fondato sulla monocoltura del marmo”, continua Fattori. “Ad oggi invece la pianificazione e le norme regionali, al di là delle buone intenzioni enunciate sulla carta e di qualche piccolo passo avanti a vantaggio della filiera locale, discendono da una sola esigenza, legata agli interessi di pochissimi: rispondere alla domanda di marmo e di carbonato di calcio da parte del mercato globale”. 

 

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