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di Tommaso Fattori*

Dopo l’ondata di letteratura pop sviluppatasi attorno a Leonardo da Vinci, un nuovo libro su questa figura centrale del Rinascimento rischia di spaventare anche i lettori più audaci. Ma l’ultimo lavoro di Fritjof Capra – La scienza universale. Arte e natura nel genio di Leonardo, Rizzoli, pp 413 – sottrae Leonardo alle mode degli ultimi anni: è un testo di divulgazione seria e documentata, che propone allo stesso tempo una tesi ardita. 

Cosa c’entra Leonardo con il pensiero sistemico e con l’attuale pensiero ecologico? Poco e nulla potrebbe rispondere un filologo leonardesco, che facilmente vedrà nella proposta di Capra una forzatura del contesto storico e una serie di anacronismi; un inutile esercizio, potrebbe rispondere dal canto suo lo scienziato contemporaneo tipico, data la disattenzione degli scienziati per la storia della scienza, e data la ovvia mancanza, in Leonardo, dei raffinati strumenti matematici di cui si serve l’attuale scienza post-meccanicistica. Nè Capra cerca mai di attribuire a Leonardo quel che in Leonardo non può esserci: non la teoria delle funzioni e il calcolo differenziale seicenteschi, tantomeno i sofisticati strumenti matematici attuali, come le equazioni non lineari della dinamica dei sistemi complessi. Il fatto è che la lettura avanzata da Capra, la sua reinvenzione di Leonardo sulla scorta delle domande del nostro tempo, è indubitabilmente fascinosa, anche per la sua feconda provocazione nei confronti delle interpretazioni tradizionali, filtrate da lenti newtoniane. Capra si pone nella prospettiva opposta: quella della teoria dei sistemi e della complessità.

Insomma, Leonardo fu tutt’altro che un meccanicista, come normalmente si sostiene. Non fu in linea con la successiva scienza baconiana, cioè con l’idea di dominio dell’uomo sulla natura e con quel paradigma che sfocerà nella contemporanea “ansia da produzione”. Al contrario egli fu il precursore di una scienza delle qualità, di una scienza gentile, come la definisce lo stesso Capra, che trova nella natura e nei suoi processi un modello, che è attenta allo studio delle forme organiche, del loro movimento e delle loro interazioni. E fu in ogni caso il punto di passaggio dalle scienze aristoteliche alla scienza moderna, in anticipo di un secolo rispetto a Galileo nell’elaborare un metodo di tipo sistematico-empirico.

Leonardo integra arte e ricerca scientifica attraverso un approccio eminentemente visivo alla conoscenza. I suoi disegni hanno una funzione simile a quella degli attuali diagrammi geometrici, quasi fossero schemi matematici concisi, come le immagini e gli spazi matematici astratti di cui si serve oggi la teoria del caos. In questa scienza artistica – o arte scientifica – mostra una concezione organica della vita che anticipa quella corrente della biologia che, passando attraverso Kant, Goethe e Darwin, giunge fino ai morfologisti contemporanei e alla svolta della scienza della complessità, dunque a Gregory Bateson e Ilya Prigogine, per fare due nomi universalmente noti. E la mente di Leonardo è per Capra esattamente ciò che Bateson chiama una “struttura di strutture”, una mente che connette: in grado di ricomporre saperi, di legare fra loro osservazioni o intuizioni appartenenti a campi e discipline diverse (cosa che l’attuale iperspecializzazione della ricerca rende sempre più difficile), di non separare mente e corpo (come farà la successiva tradizione cartesiana), di cogliere ciò che nella terminologia contemporanea viene definita “cognizione”: l’immanenza dell’attività mentale alla materia, ossia l’identificazione del processo della conoscenza con il processo stesso della vita come insieme delle interazioni di ogni organismo vivente con il suo ambiente.

Capra mette insieme i pezzi di un Leonardo pensatore sistemico, che attraverso la somiglianza di schemi collega un fenomeno ad altri fenomeni che appartengono a campi diversi, per poterlo comprendere. Schemi che mettono in relazione aspetti differenti della Natura e processi fondamentali dei sistemi viventi. Si tratta di un’unità sistemica, quindi opposta a quella a cui aspirano i riduzionisti d’ogni epoca, con il progetto di ricondurre la complessità ad un principio unico o ad una sola equazione fondamentale, come i fisici della teoria del tutto.

Ma allora mi pare si possano ormai evidenziare almeno due attualizzazioni importanti, a partire dal lavoro di Capra su Leonardo. Primo, se il meccanicismo e la scienza della quantità hanno generato l’ideologia produttivista ancor oggi prevalente, la scienza delle qualità di Leonardo è mostrata nella sua affinità col moderno pensiero ecologico, anzi col pensiero ecologico profondo, che non separa l’uomo dall’ambiente naturale, tantomeno lo pone al di sopra di esso. Secondo, se oggi il riduzionismo economicistico e produttivistico concepisce il mondo come un’immensa riserva di risorse da depredare; se nell’acqua non vede l’ elemento essenziale della vita e un bene comune ma una fogna a cielo aperto per i nostri veleni o una merce da vendere; se nelle foreste non vede il polmone del pianeta, o semplicemente bellezza, ma solo materia per l’industria -ecco che Leonardo rappresenta un atteggiamento antitetico: di critica ai riduzionisti, che, in un notevole passo citato da Capra, egli definisce gli “abbreviatori”, cioè per l’appunto coloro che negli alberi vedono solo legna per fare tavole. E’ la critica ad un modello di scienza e di tecnologia che non comprende la complessità del reale e la strutturale interdipendenza dei fenomeni naturali.

Anche l’esempio dell’acqua non lo riprendo senza ragione. Oggi attorno alla riconsiderazione dell’acqua come bene comune è cresciuto uno dei più imponenti movimenti globali, che collega Nord e Sud del mondo. L’acqua appartiene all’umanità, agli animali, alle piante o, come ci hanno ricordato gli indios latinoamericani, “siamo piuttosto noi che apparteniamo all’acqua”. E’ questo l’approccio sistemico che Capra rintraccia in Leonardo, sottolinenando  non solo come egli vedesse nell’acqua l’elemento vitale per eccellenza e la matrice di tutte le forme organiche, ma come i suoi continui studi  sulle correnti, i gorghi, i vortici e altre turbolenze siano delle vere e proprie indagini, in termini attuali, di dinamica dei fluidi. Ed è pure sulla circolazione delle acque, oltre che delle persone, che Leonardo centra i suoi progetti di città come sistemi aperti e macrorganismi con un proprio metabolismo: siamo ai prodromi della progettazione ecologica. 

Flussi, processi, movimenti continui, forme viventi in continua trasformazione: è l’interesse per lo studio del vivente e per la descrizione delle forme organiche che spinge Leonardo a forzare i limiti della geometria euclidea, tentando – in verità su un terreno già aperto da un’ altra grande figura del Rinascimento, Leon Battista Alberti – di elaborare quella che egli stesso battezzò “geometria che si fa col moto”. Non avendo a disposizione gli strumenti matematici dei secoli successivi, cercò di andar oltre le figure rigide e statiche di Euclide per lavorare a una geometria dinamica: “la linia si fa col moto del punto”, scrisse. Una matematica delle quantità continue e una geometria che possa descrivere le trasformazioni incessanti che avvengono in Natura e che anticipa, per più di un aspetto, la contemporanea topologia algebrica. Sono queste le pagine più interessanti e belle del libro di Capra. La scienza delle forme è scienza del movimento e della trasformazione, vuoi che l’oggetto dello studio sia l’acqua o l’aria, oppure i corpi o le piante, con i loro processi metabolici. Una scienza dello schema e della qualità, anzichè della sostanza e della quantità. E oggi abbiamo infatti la dinamica non lineare, la topologia, il computer modelling.

La scienza universale di Leonardo è quindi imparentata con la contemporanea scienza della complessità e dell’interdipendenza dei fenomeni, a sua volta alternativa rispetto alla scienza e alla tecnologia legate alle dinamiche di profitto e di produzione illimitata: quella visione lineare e meccanicistica del mondo che pretenderebbe possibile una crescita infinita in un pianeta finito. Una linea di ricerca che rimase soffocata in epoche di meccanicismo trionfante (dell’ universo come meccanismo o del corpo umano come macchina), e che grazie alla rivoluzione quantistica e alle teorie della complessità ha ripreso forza nella storia più recente. E’ chiaro il nodo che sta al fondo di questa discussione su Leonardo da Vinci e sui principali paradigmi scientifici che si contrappongono nell’analisi di Capra: quali vie per risolvere i problemi del nostro mondo? Quale altra-economia? Quale idea di società? Se il meccanicismo è stato connesso agli sviluppi della società della competizione e all’idea di progresso come crescita materiale e soluzione tecnologica dei problemi, la scienza della complessità e la concezione ecologica del pianeta come sistema vivente, invece, guarda alle dimensioni collaborative e agli aspetti creativi che sono alla base della vita e della società. E’ la messa in discussione dei sistemi economici del mondo industriale globale, che restano “lineari”, a fronte di una Natura i cui processi sono ciclici. Mostrare un Leonardo che prende la Natura a proprio modello significa suggerire che le attività umane, compresa l’economia, dovrebbero essere radicalmente riprogettate, su imitazione dei processi naturali.

Secondo il noto motto per cui la storia non si fa con i se, parrà strano domandarsi, come fa invece Capra, quali altre strade avrebbe potuto prendere la scienza moderna se questi studi fossero stati conosciuti all’epoca in cui vennero prodotti. Se Leonardo non avesse paradossalmente fatto velo a se stesso: se i suoi tratti piu’ antimoderni – una certa ossessione per la segretezza delle proprie ricerche scientifiche e un rifiuto della condivisione del proprio sapere – non avessero impedito la circolazione delle sue idee, anche dopo la morte, per lunghissimo tempo. Ma a me pare una bella domanda, soprattutto in un momento in cui la privatizzazione del sapere torna a invadere persino le Università e a minare la ricerca, attraverso il dilagare della proprietà intellettuale, dei copyright e dei brevetti. Per tacere dell’assurdo ed “esoterico” sistema delle pubblicazioni scientifiche, sempre più costose e inaccessibili.

* Si tratta di un articolo pubblicato nel 2009. Scrive Tommaso Fattori: “Ieri ho ricevuto una bella email da parte di un caro amico, il fisico Fritjof Capra. Mi ha voluto scrivere proprio nel cinquecentenario della morte di Leonardo, e anche questo, come immaginate, mi ha fatto un gran piacere, dato che Fritjof ha dedicato molti di questi ultimi anni proprio allo studio di Leonardo Da Vinci. Così mi è tornata in mente questa recensione di un suo bel libro su Leonardo che scrissi esattamente 10 anni fa. 

 

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