EUCOOKIELAW_BANNER_TITLE

“Nella seduta del Consiglio regionale di martedì 7 novembre il Partito Democratico si è confermato il partito del NO all’ambiente, dimostrando una profonda arretratezza sui temi ecologici. Il Pd ha inanellato tre pesanti NO a proposte concrete su questioni molto sentite sui territori”, dichiarano i Consiglieri regionali di Sì – Toscana a Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti.

 

“E’ incredibile non si voglia uscire dalla situazione di perdurante incertezza sul futuro del Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio. Perché il PD continua a tergiversare e a proporre continui rimandi dei nostri atti in commissione? Il 31 dicembre scadranno definitivamente i contratti di lavoro del personale che finora ha contribuito ad assicurare una qualificata gestione di questa preziosa e unica riserva naturale. Ma cosa si sta aspettando, di far lentamente a pezzi il Centro assecondando le spinte disgregatrici dei cacciatori, dei proprietari delle terre, dei vivaisti e magari le piccole convenienze dei Comuni? E’ la Regione che deve tutelare questa area umida di importanza internazionale e il Centro di Ricerca in tutti questi anni ha dimostrato di essere uno strumento fondamentale ed efficace, sia sul versante scientifico e del sostegno tecnico alla gestione del Padule, divenuto anche meta di visitatori, sia sul versante didattico e formativo. Ma adesso l’assessore Fratoni lo vuol destrutturare e i consiglieri regionali del PD eseguono. Noi continueremo ad insistere: la Regione deve attivarsi senza ulteriori indugi per individuare una soluzione strutturale che dia un futuro al Centro, assicurando risorse specifiche assieme agli altri enti interessati. Come Sì Toscana a Sinistra saremo a fianco dei tanti cittadini che il 21 novembre prossimo  manifesteranno indossando maschere raffiguranti le tante specie di uccelli che svernano e nidificano all’interno della riserva naturale”.

 

“Rispetto agli impianti geotermici chiedevamo alla Regione un passo avanti per obbligare concretamente Enel alla conversione degli impianti amiatini alle migliori tecnologie. In concreto, l’unico modo per ottenere un risultato effettivo è vincolare i contributi pubblici incassati da Enel al rispetto di un preciso tetto alle emissioni. E’ infatti incredibile che le centrali Enel in Amiata continuino a ricevere oltre 80 milioni d’euro l’anno di contributi pubblici per l’energia rinnovabile nonostante emettano più C02 di una moderna centrale termoelettrica alimentata con i combustibili fossili, ad esempio metano o olio combustibile. Ancor di più: le centrali Enel in Amiata emettono una quantità di C02 quasi 6 volte superiore a quella emessa normalmente dagli impianti geotermici nel mondo. Insomma, non è più rinviabile la conversione degli impianti esistenti con tecnologie più avanzate e meno impattanti, così come andrebbe diffusa ovunque la bassa entalpia, importantissima per la riduzione del fabbisogno energetico delle nostre case. Dobbiamo constatare che fino ad oggi il PD si è limitato ad approvare mere petizioni di principio che invocano la generica necessità di convertire gli impianti alle nuove tecnologie ma ogni volta che si presenta l’occasione per costringere Enel a convertire davvero, il PD si tira indietro e vota contro. Negare in futuro i contributi pubblici a chi non rispetta un preciso tetto alle emissioni, come peraltro accade nel resto del mondo, sarebbe stata la via maestra per obbligare anche Enel a fare ciò che si ostina a non voler fare, con la evidente complicità e copertura del PD.

 

“Il terzo no riguarda l’istituzione dell’area marina protetta dell’intero Arcipelago toscano. Un no assurdo, quello del PD, dato che è la stessa legge nazionale a prevedere una necessaria area marina protetta per tutte le sette isole toscane, ma dopo trent’anni di ritardo adesso ci dicono che dobbiamo attendere ancora. Sono stati fatti solo piccoli e parziali passi avanti, come la zonazione a mare per l’isola di Capraia, ma per il resto, è il caso di dirlo, siamo in alto mare. E’ ormai evidente che il PD mira ad aggirare una vera area marina protetta per abbracciare soluzioni più soft e meno vincolanti, come continua a chiedere un pezzo di destra pervicacemente contraria ai parchi naturali e alle vere tutele ambientali. Una posizione antistorica, non certo condivisa dalla maggior parte degli abitanti delle nostre isole, ben consapevoli che tutelare l’ambiente è la migliore strada per preservare sul lungo periodo le attività economiche legate ad un turismo di qualità. Chiedevamo dunque che la Regione si attivasse nei confronti del Ministero dell’Ambiente per  convocare un tavolo che procedesse a perimetrare e disciplinare l’area marina protetta, ma ci è stato opposto l’ennesimo No. In Corsica, in soli otto mesi, sono stati istituiti il ‘Parco naturale marino di Cap Corse e dell’Agriate’ e la ‘Riserva naturale delle îles du Cap Corse’, quanto continueranno invece le lungaggini italiane a spese dell’ambiente?”

Commenta