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“Da oltre vent’anni manca una vera pianificazione riguardo all’estrazione nei bacini marmiferi delle Apuane e, oggi, manca principalmente una chiara scelta di direzione” dichiara il consigliere di Sì Toscana a Sinistra Tommaso Fattori al termine del dibattito sul Piano regionale Cave.

“Si deve decidere se continuare a favorire soltanto una ristretta oligarchia che si arricchisce con la rendita, senza tra l’altro garantire occupazione, o se preferire i criteri della sostenibilità e della tutela della risorsa e del territorio, favorendo così la ricostruzione di un forte tessuto economico locale”. “L’attuale mercato tutto legato al lapideo e, sempre più, al carbonato di calcio, porterà senza cambi di rotta all’esaurimento dei giacimenti nell’arco di una generazione”.

“Nonostante le rassicurazioni dell’assessore Ceccarelli siamo preoccupati, temiamo siano annullate le salvaguardie del PIT riguardo alle norme di apertura delle cave sopra i 1200 metri”. “Vanno invece adottate forti misure di contingentamento delle escavazioni indirizzandole verso attività estrattive ambientalmente sostenibili, creando una diversificazione che contempli la produzione artistica, e artigianale”.

“Per tenere insieme gli aspetti ambientali con la sicurezza è ineludibile la definizione di livelli territoriali ottimali (cosa che rende necessaria una profonda revisione dell’articolo 38 della legge regionale 35/2015) per il rilascio delle concessioni e delle conseguenti autorizzazioni”. “Senza la loro definizione, le azioni, previste dal piano straordinario per il settore estrattivo, sono destinate a perdere larghissima parte della potenziale efficacia, ponendo i “controllori” di fronte alla costante alternativa tra chiusura delle attività e artificiosa ricerca di difficili soluzioni data la mancanza di una superficie adeguata: uno dei fattori di maggior rischio nelle cave è, costituito, infatti dall’angustia delle aree oggetto che costringe a lavorazioni irrazionali e rischiose”.

 

“Continuiamo a chiedere quindi che siano riconfermati due principi fondamentali: quello della proprietà pubblica di tutti i giacimenti marmiferi – prevedendo che nessun giacimento sia sottratto, a partire da quelli esistenti nel sottosuolo, cosiddetti Beni Estimati, all’urgente attività di pianificazione – e quello della“tutela ambientale” nella sua accezione più estensiva”.

 

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