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Mentre in Toscana la popolazione a rischio di povertà e di esclusione sociale ha raggiunto un tasso di circa il 20%, lo strumento cardine di governo della maggioranza, il Piano regionale di sviluppo, si rivela su questo terreno ancora una volta largamente insufficiente. Di là dalle parole, il problema vero sono le poche risorse che la Regione intende effettivamente investire. Basti pensare che nel nuovo Piano ridisegnato dall’emendamento Rossi-Marras, le politiche per la lotta alla povertà sono de-finanziate da 198 a 60 milioni di euro” affermano i consiglieri Paolo Sarti e Tommaso Fattori di Sì Toscana a Sinistra.

“Né vale il giochino di dirottare un po’ di fondi europei da qualche altra linea di finanziamento, come gli incentivi sull’occupazione dei NEET, gli ammortizzatori sociali o le risorse sulla formazione professionale. Anche l’introduzione del cosiddetto Reddito di Solidarietà Attiva, finalizzato a contrastare la povertà e sostenere le famiglie in difficoltà socio-economica, sarà frutto della stessa magia. Siamo convinti che in mancanza di misure nazionali sia opportuna la sperimentazione di una misura regionale, ma serve un reddito di base con risorse certe e a lungo termine, non uno spot che destina un’elemosina”.

“Il Piano ribadisce con convinzione la bontà della riforma del sistema sanitario regionale, considerata strategica, continuando con il solito refrain di una sanità toscana di eccellenza e qualità. Peccato che sia una visione legata al passato e che purtroppo non corrisponde più alla realtà del 2017, fatta invece di lunghe liste di attesa, cui si danno risposte poco convincenti ed efficaci, e fatta di ticket esosi pagati di tasca propria dai cittadini. È riproposta la scelta della compartecipazione alla spesa sanitaria come una scelta a garanzia dell’equità, quando non esiste nulla di più iniquo, basta domandare a tutti quelli che stanno rinunciando alle cure”.

“A un anno dall’approvazione della riforma, quello che è evidente è che la concentrazione delle ASL non solo non ha prodotto e non produrrà alcun risparmio, ma ha invece contribuito a una Toscana ancora più diseguale, con territori periferici che, vedendosi assegnate risorse sempre più scarse, si sono visti sottrarre servizi, tagliare prestazioni sanitarie e sociali, depauperare il proprio sistema di protezione sociale locale”.

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