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I portuali interinali livornesi sono ormai i riders del mare, con diritti ridotti all’osso e pessime condizioni salariali e di sicurezza. Ma oggi è arrivato un bel segnale dal Consiglio regionale che ha chiesto, all’unanimità, alla Regione Toscana di attivarsi e intervenire”. Così il capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori, commenta l’approvazione da parte del Consiglio regionale della Toscana della proposta, firmata assieme al collega Paolo Sarti, a favore dei diritti lai lavoratori dei portuali livornesi. La Regione dovrà attivarsi e sollecitare l’apertura di “un tavolo di trattativa con le agenzie interinali, le ditte che utilizzano il lavoro interinale portuale, le organizzazioni sindacali e i lavoratori” con l’obiettivo di ripristinare “condizioni lavoro dignitose, sicure e maggior tutela e diritti per tutti i lavoratori interessati”.

La situazione – spiega Fattori – è grave e sostanzialmente determinata dalle agenzie interinali, a partire dalla stessa Agenzia per il Lavoro Portuale (ALP) che è stata costituita nel 2013 dalle principali imprese operanti nel porto con la partecipazione maggioritaria dell’ex Autorità Portuale di Livorno. ALP fornisce manodopera temporanea specializzata avvalendosi anche di personale somministrato. Insomma, i lavoratori sono stati messi gli uni contro gli altri, a colpi di una rincorsa ai salari più bassi all’interno dello stesso porto, risparmiando sulla sicurezza. Per non dire del fenomeno diffuso del lavoro in nero, come peraltro appena accertato dalla Guardia di Finanza”.

Lo sfruttamento dei lavoratori portuali interinali ha raggiunto vette odiose: dai tre ai venti contratti al mese, ciascuno di 6 ore, o chiamate via sms solo tre ore prima dell’inizio turno, ovviamente senza ferie né malattie. Nel caso in cui vi sia invece un picco di necessità e occorra lavoro, si arriva a chiedere fino a tre turni consecutivi, per un totale di 18 ore. Per non dire del panorama di contratti giornalieri che si ripetono per anni, senza alcuna possibilità di stabilizzazione o del ritorno a missioni giornaliere persino per i lavoratori storici, a cui non viene riconosciuta  alcuna professionalità. Insomma, questo è il trionfo del lavoro a chiamata. Dobbiamo intervenire immediatamente e impedire che il modello ‘fattorini-riders’ sia applicato ai portuali livornesi, che svolgono peraltro mansioni spesso rischiose. Dobbiamo tutelare i diritti del lavoro e prevenire incidenti e infortuni, per non trovarsi poi a dover piangere sul sangue versato”, conclude Fattori.  


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