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“Finalmente si sta concludendo l’iter che dovrà portare, entro giugno, al dragaggio del porto di Talamone, dopo quattro anni dall’allarme della capitaneria che chiedeva interventi urgenti a tutela della sicurezza della navigazione. Non è però chiara la logica alla base delle scelte fatte, che rischiano di essere assai parziali, a fronte delle reali problematiche dell’area. Non vorremmo che si scegliesse di privilegiare una specifica area del porto a beneficio di precisi interessi”. Lo affermano i consiglieri regionali di Sì-Toscana a Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti, che hanno presentato un’ interrogazione in merito.

“Vogliamo sapere – spiegano i consiglieri – perché si è deciso di portare i sedimenti a Piombino anzichè stoccarli a Talamone, dove sono stati svolti i campionamenti e se sono state effettuate altre verifiche dopo quelle del 2014, le ultime di cui siamo a conoscenza. Infine la Regione deve spiegare per quale motivo vi è stata una drastica riduzione sia delle zone oggetto di intervento, sia della quantità di fanghi da rimuovere dai fondali”.
“La riduzione – sottolineano Fattori e Sarti – è pari alla metà del totale dei fanghi inizialmente previsti. Il progetto prevede precisamente l’escavo di 21.000 mc di fanghi, limitando tra l’altro l’intervento a parte della sola zona B, mentre il progetto originario del 2014, secondo quanto richiesto dalla capitaneria, riguardava ben 40.000 mc per ciascuna delle delle due zone, la A e la B. Inutile dire che stiamo parlando di come devono essere spesi i soldi pubblici. Con un simile ridimensionamento del progetto, verrà davvero tutelato completamente ed efficacemente il diritto alla navigazione per tutti?”

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