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La Regione Toscana dovrà opporsi alla riforma del cosiddetto regionalismo differenziato, innanzitutto rinunciando a quel tipo di accordi con lo Stato centrale che stanno sottoscrivendo Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna. La svolta arriva dal Consiglio regionale che ha approvato una proposta di risoluzione presentata da Sì-Toscana a Sinistra e sottoscritta anche da Serene Spinelli (Mdp) e Monica Pecori (Toscana per tutti).

Il voto di oggi in Aula -commentano i consiglieri di Sì, Paolo Sarti e Tommaso Fattori- serve a fare chiarezza dopo che, nei mesi scorsi, dal presidente Enrico Rossi e dalla maggioranza erano arrivati segnali preoccupanti. La nostra Regione, infatti, con la risoluzione del 13 settembre 2017 aveva espresso un suo orientamento favorevole al regionalismo differenziato impegnando la Giunta regionale ad attivare i passaggi necessari, e aveva avviato un negoziato con il Governo per una maggiore autonomia su dieci materie”.

 “Bisogna soltanto tornare indietro, non ci sono margini per trattare -osservano Sarti e Fattori- perché non c’è alcun modello toscano da proporre. Il servizio sanitario nazionale è universalistico e prevede che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti di cura. Così come l’istruzione, la tutela dell’ambiente, la tutela del lavoro. Le Regioni chiedono addirittura autonomia nel settore delle assicurazioni e dei fondi privati. Questa sarebbe la via regionale alla privatizzazione della sanità”.

Un conto è un sano regionalismo -aggiungono Sarti e Fattori- un altro è la silenziosa secessione delle aree ricche del Paese, in un Paese già segnato da profondi squilibri territoriali. Serve un regionalismo intelligente e solidale che riduca gli squilibri all’interno del nostro Paese, entro il quadro costituzionale. La Lega in realtà sta coronando il suo sogno: fare la secessione delle aree ricche del Paese senza che gli altri italiani se ne accorgano. Un meccanismo finanziario che prevede che si abbandoni progressivamente il criterio della spesa storica per riferirsi a bisogni standard parametrati sul gettito fiscale regionale. Si stabilisce un principio secondo cui chi vive nelle Regioni a reddito più alto ha diritto sostanzialmente a più servizi. Tutti i cittadini italiani hanno invece diritto ai servizi fondamentali indipendentemente da dove vivono. Se si stabiliscono dei fabbisogni più alti per una Regione, questo avrà impatto su un’altra Regione. La competizione virtuosa fra regioni che prospetta la Lega è un gioco di parole: non ci può essere competizione per chi non ha i mezzi. Un regionalismo virtuoso è quello che sperimenta e condivide buone pratiche e ridistribuire risorse per un avanzamento delle regioni più in difficoltà e non certo di isolare le regioni ricche e virtuose, premiandole e togliendo così alle più povere”.

La pseudoriforma del regionalismo differenziato, se non sarà fermata, avrà degli effetti devastanti soprattutto sul servizio sanitario nazionale che da universalistico si riconvertirà in mutualistico. Non solo si allargherà la forbice tra Regioni ricche e Regioni povere, ma, anche all’interno di una singola Regione, i ricchi staranno sempre meglio e i poveri sempre peggio”, concludono Sarti e Fattori.

 

 

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