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Sì – Toscana a Sinistra ha presentato una mozione e un’interrogazione sulla vicenda dei ripascimenti delle spiagge di Vada e Mazzanta attraverso sabbie provenienti dalle ‘spiagge bianche’. Alla giunta regionale si chiede di “sospendere in via cautelativa la riprofilatura degli arenili del litorale” con sabbie provenienti dalle spiagge bianche scegliendo “sabbie che non presentino elevate concentrazioni di metalli”. 

La mozione torna poi ad impegnare la giunta ad adottare le nuove tecniche di ecodragaggio, un indirizzo già approvato lo scorso anno dal Consiglio regionale, sempre su proposta di Sì Toscana a Sinistra, ma fino ad oggi rimasto lettera morta. Nell’interrogazione invece si domanda, fra le varie cose, “come mai il contributo istruttorio di Arpat è stato richiesto soltanto alla fine del percorso autorizzativo”.

E’ irresponsabile utilizzare sabbia delle spiagge bianche, originata in gran parte dallo scarico Solvay e ricca di metalli pericolosi, per ripascere gli arenili a Vada e Mazzanta, dove la composizione è diversa e molto più naturale”, dichiara il capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori. “Stiamo parlando di metalli pesanti come il mercurio, il cadmio, il rame e lo zinco”.

La stessa ARPAT quando è stata chiamata in causa, ossia molto tardivamente, ha espresso le proprie critiche ad un simile intervento. Adesso porteremo la vicenda in Consiglio per impedire che la Regione ignori le raccomandazioni di Arpat e proceda come se nulla fosse, come purtroppo accade spesso”, continua Fattori. “Si sospendano subito i ripascimenti programmati con le sabbie bianche della Solvay. È fondamentale ripascere le spiagge che si stanno erodendo, come quelle di Vada e Mazzanta, ma ciò deve essere fatto con sabbie adeguate e che abbiano una composizione simile a quella dei siti di deposizione”, afferma Fattori. 

Contemporaneamente, attraverso altri due atti che abbiamo portato in Consiglio, vogliamo capire per quale ragione un settore regionale importante come il Genio Civile di Livorno abbia dato una lunga serie di autorizzazioni per effettuare i ripascimenti lungo la costa livornese ed elbana senza coinvolgere ARPAT e, quindi, senza il parere dell’Agenzia pur previsto dalle norme regionali. Probabilmente è stata fatta una valutazione molto approssimativa e parziale degli impatti ambientali e della reale sostenibilità di queste opere, motivi per i quali la documentazione non è stata volutamente sottoposta ad Arpat, il che è molto grave”, conclude Fattori.

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