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La cosiddetta riforma sanitaria di quattro anni fa ha segnato un pagina pessima per la Regione Toscana. L’abbiamo contrastata in ogni modo e oggi le sue mancanze e i suoi effetti negativi, soprattutto in termini di servizi sul territorio, sono sotto gli occhi di tutti. La nostra legge tenta oggi di rimediare in parte a quella riforma che, imperniata sul verticismo e le tre mega Asl, ha impoverito il territorio. Il che dimostra anche l’importanza e l’utilità di un’opposizione di sinistra preparata e propositiva”. Lo affermano i consiglieri regionali di Sì-Toscana a Sinistra, Paolo Sarti e Tommaso Fattori, commentando l’approvazione della legge 275 in consiglio regionale senza alcun voto contrario. La legge definisce, struttura e inserisce le case della salute come parte intergrante del servizio sanitario regionale pubblico, modificando la legge quadro della sanità regionale, la n. 40 del 2005.

Oggi per il nostro gruppo consiliare è un giorno di particolare soddisfazione perché – osservano Sarti e Fattori – con questa proposta di legge votata all’unanimità in terza commissione, si compie un percorso durato più di un anno. Le case della salute devono rappresentare la soluzione allo scollamento creatosi tra ospedale e territorio, a grave danno tanto del personale sanitario quanto della cittadinanza. La casa della salute, che non è un semplice poliambulatorio ma una struttura polivalente, offre l’occasione per ricomporre le separazione fra professioni sanitarie, tra le prestazioni sanitarie e quelle sociali. Al suo interno è possibile la presa in carico globale e integrata dell’assistito: la persona viene seguita in tutto il suo percorso. Fornendo alla sanità toscana questa ‘gamba’ che mancava, possiamo in parte raddrizzare quella sciagurata riforma. Le case della salute sono state organizzate finora per atti amministrativi, adesso si trova inserita a tutti gli effetti nella legge 40”.

Dal punto di vista del personale sanitario – continuano Sarti e Fattori – la casa della salute permette una collaborazione e un raccordo in rete tra i professionisti che rafforza le cure primarie e l’integrazione socio sanitaria permettendo così la continuità assistenziale fra ospedale e territorio, la sanità di iniziativa, il chronic care model”.  

Si apre un nuovo scenario da rendere adesso concreto, sapendo che occorre organizzare in modo diverso gli organici esistenti. Al momento, ed è uno degli effetti principali della riforma sanitaria, chi viene dimesso dall’ospedale non ha a disposizione un territorio attrezzato, e capita così che l’unica via per riaccedere all’assistenza sia tornare al pronto soccorso, ingolfandolo”.

 

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