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“Le sfide contenute nel piano socio-sanitario ci sono e sono condivisibili. Ma rischiano di rimanere un libro dei sogni, oltre tutto facile da presentare a fine legislatura”. Così il consigliere regionale di Sì-Toscana a Sinistra, Paolo Sarti.

“Il contesto generale è difficile. La sanità in questi dieci anni ha visto un continuo definanziamento. Ma -continua Sarti- la Regione Toscana ha scelto di affrontare queste difficoltà con una riforma che ha creato disservizi, malcontento nella popolazione e che non ha fatto risparmiare. Si è voluto puntare sul cosiddetto secondo pilastro, la sanità integrativa, fondi assicurativi, welfare aziendale. Ma in questo modo si sono perse risorse che dovevano essere usate invece per sostenere il servizio sanitario nazionale. Il ricorso al privato ha creato una perdita, anche economica. E’ mancato il coraggio di contrastare queste scelte. Sotto forma di esuberi, ha espulso oltre 2500 operatori della sanità”

“In terza commissione -ricorda Sarti- il nostro gruppo ha contribuito a molte pagine in questo piano. Ad esempio, mancava totalmente la salute mentale, non ce n’era traccia, poi il ruolo dei consultori, il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza. Il piano sociosanitario non ci soddisfa. Non c’è nessun ripensamento, nessuna critica alla riforma del 2015. Non viene detto nulla riguardo alla necessità di un rilancio del lavoro pubblico a fronte dei pensionamenti. La soluzione non possono essere gli specializzandi o gli interinali. La carenza di personale è la prima causa delle liste di attesa. E poi mancano i servizi che garantiscano la continuità tra territorio e ospedale. C’è stata poi la scelta di cedere pacchetti di prestazione alla sanità privata. Abbiamo cercato di migliorarlo, ci proveremo ancora, con gli emendamenti, anche se non ci piace”.

“Devono essere riaffermati il diritto alla salute contro ogni privatizzazione, palese o strisciante che sia e la dignità di chi lavora in questo settore”, conclude Sarti.

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