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“L’ATO Sud ha un’acclarata sovracapacità impiantistica, ossia più inceneritori che rifiuti da incenerire, ed ha il record negativo di percentuali di raccolta differenziata dell’intero centro-nord Italia. Il che significa che quando saranno raggiunti obiettivi decenti di raccolta differenziata la maggior parte degli impianti sarà superflua, non solo Scarlino”, esordisce Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, nel dibattito in consiglio regionale presentando la mozione che chiede lo stop definitivo all’inceneritore di Scarlino.

 

“Ci troviamo davanti ad un impianto vetusto e caratterizzato da tecnologie obsolete ma soprattutto a un impianto fuori legge fin dal lontano 2005, dato che i forni non rispettano la normativa nazionale concepita per ridurre le emissioni di diossine”, ha proseguito Fattori. “Ci troviamo anche davanti a una delittuosa pervicacia da parte delle istituzioni, che continuano ad autorizzare un impianto che non rispetta le norme, dando ogni volta prescrizioni che poi nessuno verifica. Così la delibera di giunta dello scorso luglio, che chiediamo di annullare in autotutela, è solo l’ultimo capitolo di una lunga vicenda che vede ben quattro autorizzazioni all’esercizio dell’inceneritore annullate da TAR e Consiglio di Stato nel corso degli anni”.

 

“La famigerata Delibera 879 – spiega Fattori – concede l’AIA all’inceneritore di Scarlino nonostante sia fuori legge, come evidenziato dalle relazioni sia dell’Istituto di ricerca sulla combustione del CNR di Napoli sia dei consulenti del giudice civile di Grosseto”. “Noi ribadiamo che l’inceneritore di Scarlino deve essere chiuso senza se e senza ma. Dobbiamo rispettare le leggi e dar ascolto agli abitanti e ai Sindaci di un territorio fortemente inquinato, in attesa da anni di bonifiche mai fatte”, ha proseguito Fattori nel suo intervento.

 

“Gli abitanti non possono pagare con la loro salute per gli interessi economico-finanziari di un pugno di persone, come l’imprenditore ‘amico’ ed ex assessore regionale Periccioli, oggi presidente della Scarlino Energia, o per l’incapacità di SEI di raggiungere livelli decenti di RD”.

 

Il capogruppo di Sì Toscana a Sinistra ha proseguito attaccando la Giunta regionale “oggettivamente responsabile di questa situazione”. Spiega Fattori: “erano state presentate osservazioni che chiarivano inequivocabilmente come i forni non fossero a norma, non consentendo ai fumi di rimanere per almeno 2 secondi ad 850 gradi, in modo da abbattere le diossine. L’Istituto di Napoli ha potuto, infatti, visionare le sezioni quotate smentendo Scarlino Energia, che peraltro aveva fornito per anni una documentazione carente, che non permetteva di valutare la reale dimensione dei forni. Ma Arpat e la conferenza dei servizi hanno preso per buona questa documentazione falsa fornita dal proponente, fin dal 2015”.

 

Fattori ripercorre le ultime tappe della vicenda: “In un’interrogazione di vari mesi fa avevamo messo in fila tutti questi elementi e la Giunta ci rispose che ne avrebbe tenuto conto, anzi, che sarebbe arrivata risposta in merito alle osservazioni presentate da Forum Ambientalista e Prc sul procedimento VIA/AIA dell’impianto. Invece è arrivato un nuovo via libera all’inceneritore, in piena estate”.

 

“E dico in anticipo all’assessore Fratoni che non è possibile ogni volta cavarsela con il rinvio ad una futura verifica, a posteriori, del fatto che l’impianto sia effettivamente conforme a quanto dichiarato in AIA da Scarlino Energia. Anche perché in tutti questi anni l’impianto ha funzionato senza esser conforme alle norme e alle prescrizioni che in seguito nessuno ha verificato. Oggi siamo punto e a capo: anche se lo studio del CNR, che chiediamo che sia reso noto al consiglio, e le perizie volute dal tribunale dichiarano i forni non a norma, nel verbale della Conferenza dei Servizi sono riportati come veri i dati falsi del Gestore. Dati falsi che sono stati fatti propri dalla Regione senza acquisire ulteriore documentazione e senza verifiche adeguate”.

 

“La Regione non poteva e non può autorizzare un impianto chiaramente fuori norma. Chiediamo l’annullamento in autotutela della delibera 879 e degli atti del procedimento unificato VIA/AIA 2015 per l’esercizio dell’impianto. Chiediamo che i tecnici del CNR di Napoli siano ascoltati dai consiglieri. E non dimentichiamo che questo impianto ha comunque bruciato centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti, pur essendo fuori norma da anni. Ma su questo dovranno dare risposta le due inchieste aperte dalla Procura di Grosseto e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze”.

 

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