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La Regione Toscana concederà il patrocinio al Toscana Pride 2019 e invierà il proprio Gonfalone. Lo prevede una mozione approvata oggi in Consiglio regionale, su proposta di Sì-Toscana a Sinistra. “Ma il sostegno alla manifestazione, che si terrà il 6 luglio a Pisa, non deve essere solo simbolico. Servono atti concreti nella lotta alle discriminazioni”, commenta il capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori.

Il patrocinio e il Gonfalone da parte della Regione sono simboli importanti – aggiunge Fattori – a maggior ragione quando Sindaci di grandi città come Firenze, in passato, non li hanno concessi. Come quando Nardella aveva parlato testualmente di manifestazione ‘divisiva’, le stesse identiche parole utilizzate poi dal leghista Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia. Certo che è una manifestazione divisiva, divide chi è omofobo da chi non lo è”, prosegue Fattori.

 “Il quadro nazionale è poi caratterizzato dagli indegni attacchi alla 194 o dal famigerato ddl Pillon. A maggior ragione è necessario che la Regione Toscana si schieri anche quest’anno in modo netto e senza ambiguità con il popolo del Pride, a favore dei diritti civili, contro ogni discriminazione. Ma ai simboli deve corrispondere la concretezza delle azioni e più efficaci progetti contro le discriminazioni, anche attraverso percorsi di inclusione, sensibilizzazione e informazione rivolti a tutta la cittadinanza.”

A 40 anni dal primo corteo del movimento omosessuale italiano che si tenne proprio a Pisa nel 1979 e a 50 anni dai moti di Stonewall è fondamentale che il sostegno delle istituzioni al Pride non si esaurisca nella concessione del patrocinio e che tutti facciano uno sforzo aggiuntivo per diffondere l’educazione alle differenze, come ci chiedono gli stessi organizzatori del Toscana Pride, nella speranza che un giorno nessuno consideri più ‘divisiva’ una manifestazione per i diritti civili”.

Il Pride è un corteo colorato e allegro ma è anche una manifestazione con precisi obiettivi politici, quelli che il movimento LGBTQI rivolge ad ogni governo da anni, senza risposta, a partire dalla necessità di dotarci anche nel nostro Paese di una legge contro l’omotransfobia”, conclude Fattori.

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