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La Regione Toscana dovrà star a fianco di Rsu e sindacati nella vertenza Dada, i cui vertici hanno annunciato 30 licenziamenti su un totale di 90 dipendenti della sede di Firenze, per contrastare qualsiasi ipotesi di dismissione e impedire i licenziamenti minacciati. E’ quanto prevede una mozione presentata da Sì-Toscana a Sinistra e approvata all’unanimità in Consiglio regionale. “Siamo accanto ai lavoratori, cui va tutto il sostegno del Consiglio regionale”, commentano Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra.

 

“E’ stupefacente la disinvoltura con cui la proprietà ha spiegato ai lavoratori che alla base dei tagli al personale vi è l’obiettivo di aumentare i già lauti profitti”, spiegano i consiglieri Fattori e Sarti. “Una ‘marginalità’ del 12% è troppo bassa, ha detto la proprietà ai suoi dipendenti al tavolo odierno in Confindustria, motivando così il piano di licenziamenti. L’obiettivo – continuano i consiglieri – sarebbe di arrivare al 20% di marginalità, inseguendo la concorrenza internazionale. E pensare che il Gruppo Dada, nel primo semestre del 2017, ha ottenuto un ricavo consolidato pari a 35 milioni di Euro, in crescita del 7% sullo stesso periodo del 2016”. “Così com’è utile ricordare che fra le controllate di Dada vi è Register.it, società italiana accreditata dall’Icann cui è affidata la gestione tecnica del Domain Names System a livello mondiale”.

 

“L’aumento dei margini di profitto è in gran parte funzionale ai giochi sui mercati finanziari. Assistiamo a ristrutturazioni – continuano Fattori e Sarti – che non rispondono ad alcuna reale necessità produttiva ma a ragioni speculativo finanziarie e a future manovre sui mercati. La sola ossessione ormai è quella degli andamenti in borsa, dei dividendi, dell’aumento del valore delle azioni. Un caso molto simile a quello di Italiaonline, sul quale il Consiglio regionale ha oggi approvato un altro atto da noi presentato. In questi anni si susseguono, infatti, licenziamenti e ristrutturazioni che nulla hanno a che vedere con l’economia reale e con i cattivi conti delle aziende ma solo con la massimizzazione del valore per gli azionisti. La politica deve trovare strade per impedire che la logica speculativa dei mercati finanziari distrugga tessuto produttivo e lavoro”.

 

“Abbiamo imboccato una strada senza uscita – continuano Fattori e Sarti – siamo passati da un periodo in cui le aziende rivendicavano il diritto a delocalizzare e a licenziare per sopravvivere a questa nuova fase in cui esplicitamente ammettono che l’obiettivo è aumentare i profitti e il valore di borsa, senza guardare in faccia a nessuno. E’ ovvio che occorrono soluzioni strutturali e che non saranno i mercati a fornirle spontaneamente ma semmai una nuova capacità d’indirizzo e regolazione da parte della politica”.

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