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VERTENZA ZARA, FATTORI (SI’): APPROVATA NOSTRA MOZIONE, REGIONE INTERVENGA. AZIENDA SI ASSUMA RESPONSABILITA’ E TORNI SUI PROPRI PASSI. INACCETTABILE MESSAGGIO INTIMIDATORIO PER CUI SE OTTIENI RISPETTO RISPETTO NORME SUL LAVORO, PER RITORSIONE SARAI LICENZIATO.

“I 39 lavoratori del Magazzino Zara di Reggello sono tutti di origine pakistana, vengono considerati gli ultimi fra gli ultimi e non interessano a chi fa propaganda sulle crisi aziendali per raggranellare qualche consenso elettorale, dato che queste persone non hanno neppure diritto di voto”, dichiara Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra.

“Assunti da una cooperativa che ha in appalto la gestione del magazzino da parte di Zara -osserva Fattori- facevano turni massacranti per paghe misere, privi dei più elementari diritti, oltretutto costretti a restituire di nascosto alla cooperativa una parte del loro stipendio. E’ il solito sistema di appalti e subappalti, dove il servizio viene fornito all’appaltante attraverso vari passaggi che creano una situazione di terribile sfruttamento. La loro colpa adesso quale sarebbe? Quella di aver ottenuto, grazie alla loro lotta, l’applicazione del contratto nazionale e la restituzione delle quote di stipendio sottratte. Ma la ritorsione di Zara non ha tardato ad arrivare dato che, malgrado gli ottimi fatturati e gli eccezionali profitti, l’azienda ha deciso di chiudere il magazzino di Reggello per spostarsi altrove, dove poter evidentemente ricominciare con le politiche di sfruttamento e con comportamenti antisindacali”, continua il capogruppo di Sì Toscana a Sinistra.

“La Regione Toscana non può voltare la testa dall’altra parte e deve condannare il tentativo di Zara di scaricare le proprie responsabilità sulla ditta DHL, partner logistico della multinazionale. Tocca ora all’Assessorato alle Attività produttive della Regione Toscana proseguire nell’operazione di dialogo avviata in questi giorni e far tornare l’azienda sui propri passi. E’ necessario che Zara si assuma le proprie responsabilità e che i posti di lavoro siano mantenuti, anche attraverso l’internalizzazione dei servizi di logistica, impedendo qualsiasi epilogo che nasconda forme intollerabili di sfruttamento del lavoro e di caporalato”.

“E’ inaccettabile che passi il messaggio intimidatorio secondo cui, se ottieni il rispetto delle norme sul lavoro e il riconoscimento dei tuoi elementari diritti, allora, per ritorsione, sarai licenziato. Nessuno può chiudere gli occhi davanti a fenomeni di sfruttamento ai limiti del semi-schiavismo e a vecchie e nuove forme di caporalato diffuse in tanti settori della nostra economia”, conclude Tommaso Fattori.

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