L’economia toscana è fondata sulla prevalenza di Pmi (piccola e media impresa), sulla manifattura di qualità e su prodotti agroalimentari. Anche il turismo, che rappresenta circa il 25% del PIL regionale, si basa oltre che sulla componente storico-artistica, sulle specificità paesaggistiche e agricolo-rurali. Il totale delle presenze rimane costante, con un’oscillazione fra stranieri e autoctoni, di cui il crescere dell’una controbilancia il calo dell’altra. L’export toscano su tali basi si proietta per circa il 40% in Europa. In tale ambito vi è stata una crescita del +3,2%. Dei settori economici si segnala la tenuta del fattore farmaceutico, oreficeria e nautica, mentre l’artigianato manifatturiero registra una flessione (arrivando al 17% sul PIL regionale), in particolare fra le aziende interessate al mercato interno, mentre quelle orientate all’export registrano una tenuta anche vigorosa. Si registra un processo ultra-decennale di deindustrializzazione a fronte del quale tremila imprese manifatturiere hanno aumentato addetti e fatturati. L’agricoltura vede una decisa crescita in termini di valore aggiunto (+6,6%). Si distinguono il comparto olivicolo, con incrementi a due  cifre, ed il vino. (Fonti Banca d’Italia e Irpet)

In questo quadro, l’entrava in vigore del TTIP può rivelarsi particolarmente allarmante, dato che tende a privilegiare le grandi imprese. Altri paesi, segnatamente gli USA, possiedono un tessuto aziendale caratterizzato da soggetti più grandi che possono penetrare più facilmente i mercati strutturati secondo i principi del free market che mettono in secondo piano la qualità rispetto alla meta-competitività; in tal modo si potrebbe accelerare la crisi dei settori toscani più in difficoltà e stroncare quelli che resistono.

Inoltre, l’eventuale incremento del commercio USA-UE si nutrirebbe di una forte flessione del commercio intraeuropeo, con conseguenze immaginabili su un’economia, come quella toscana, che fa affidamento in buona parte sulla domanda UE.  Secondo gli stessi studi promossi dalla Commissione europea, la flessione conseguente all’incremento del commercio USA-UE condurrebbe ad un rapido abbassamento di occupazione e ricchezza regionale,  vista la presenza di un trend già segnato dalla scarsa domanda interna.

Il TTIP tenderà a incrementare l’export di prodotti agroalimentari USA verso UE di +116%, mentre i flussi da UE verso USA crescerebbero solo di +56% (fonte: Rapporto della commissione del Parlamento europeo Agricoltura e Sviluppo rurale). Il che significherebbe che la forte specificità toscana basata sui prodotti con indicazione geografica protetta (IGP) non verrebbe tutelata; prendendo come modello l’accordo UE-Canada (CETA), si vede come la lista dei prodotti con provenienza geografica non solo è chiusa  con garanzie poco significative, ma è estremamente limitata. Solo 173 prodotti per tutta Europa, poco più di una trentina quelli italiani, il che non costituisce una solida garanzia.

Per queste ragioni occorre opporsi all’approvazione di questo trattato che costituisce un pericolo per la tenuta dell’economia della nostra regione.

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